I Biorisk raccontano il loro primo album tra denuncia sociale e potenza sonora. Un progetto che unisce rap, stoner, funk e metal per sfidare regole e ideologie imposte. L’intervista è un manifesto di ribellione artistica, consapevolezza e desiderio di rimanere liberi, fuori da ogni schema.

Ciao, ragazzi. Da dove nasce l’ispirazione per l’album “Fuori Dai Margini”?
L’album nasce in maniera molto spontanea, sviluppando idee che già avevamo e integrandole con nuovi suoni e nuove esperienze.
Vorreste parlare della copertina dell’album?
È una foto della caduta del muro di Berlino. Secondo noi racchiude in pieno il concept di “Fuori Dai Margini”: andare oltre, sfidare gli oppressori e le imposizioni che impediscono la libertà..
Utilizzate la tecnica del flusso di coscienza? Cosa si nasconde dietro alle numerose figure retoriche dei vostri brani?
Certe canzoni, come bloodbath, lo sono, mentre per esempio Overkill o Cattive News ruotano attorno ad un concept specifico. Le figure retoriche sono tipiche della musica rap, ed essendo parte del nostro sound è naturale che vengano fuori.
State già lavorando a qualche nuovo progetto?
Adesso vogliamo portare il disco live!


