Joseph Bianchettini racconta la genesi della sua raccolta poetica, nata in un momento di fragilità e trasformata in rifugio e rinascita. In questa intervista parla di memoria, poesia, speranza e della potenza che si nasconde nei dettagli invisibili della vita quotidiana.

Ciao, Joseph. Da dove nasce l’ispirazione per la tua raccolta “Del Mare, dell’Amore e di altre Piccole, grandi Cose”?
Ciao, grazie per questa domanda.
L’ispirazione è nata in un momento molto particolare della mia vita. A causa di un incidente ho vissuto un arresto forzato, una pausa che all’inizio sembrava una condanna, ma che poi si è rivelata un’opportunità inaspettata. Proprio in quel tempo sospeso, ho iniziato a scrivere ogni giorno: pensieri, poesie, piccoli aforismi, come se fossero un diario dell’anima.
Era il mio modo per guarire, ogni parola era un cerotto, un antidoto.
In realtà questa, era già da tempo la mia seconda opera, avevo già in mente il titolo da mesi, forse anni. A un certo punto, guardando tutte le poesie che avevo condiviso anche sui miei canali social con delle grafiche, mi sono chiesto: perché non raccoglierle e dare loro una forma concreta, accessibile a tutti? Così è nata questa raccolta: come un dono fatto di fragilità e bellezza, nato da un momento difficile, ma pieno di luce.
Che valore ha, per te, la poesia?
Per me la poesia è un rifugio, ma anche un ponte. È quel luogo silenzioso dove posso incontrarmi davvero, senza maschere. È uno sguardo lento sulle cose, un modo per fermare l’attimo e dare dignità a emozioni che altrimenti passerebbero sottopelle, inosservate.
Per me ha un valore terapeutico aggiunto, quasi curativo.
Nei momenti più difficili è stata la mia ancora, la mia voce, e cosa molto importante: la poesia non deve essere capita: deve essere sentita.
È fatta di piccoli frammenti di verità, che ognuno può accogliere in modo diverso.
In fondo, scrivo per non dimenticare la bellezza, anche quando è fragile.
Scrivo perché nelle parole riesco a ritrovare me stesso e, forse, anche gli altri.
Quali emozioni prevalgono nei tuoi componimenti?
Nei miei componimenti, che siano tratti da La rugiada del cuore o da Del mare, dell’amore e di altre piccole, grandi cose, le emozioni che più prevalgono sono quelle legate all’amore e alla nostalgia, ma anche speranza e rinascita.
C’è una costante tensione tra il dolore e la bellezza, tra la perdita e il desiderio di ritrovare un senso più profondo. La nostalgia non è mai solo rimpianto, ma un richiamo a ciò che ci ha formato, alla nostra storia personale e alle radici da cui veniamo.
Allo stesso tempo, la speranza è un filo sottile che attraversa tutte le poesie:
è la luce che illumina le piccole cose, quegli attimi preziosi che danno significato all’esistenza.
Attraverso le parole cerco di catturare la complessità dell’animo umano, con le sue fragilità ma anche con la sua forza. Le emozioni che racconto non sono solo mie, ma universali — sono quelle che tutti, in un modo o nell’altro, hanno vissuto o stanno vivendo.
Hai già in mente qualche progetto per il futuro?
Sì, in realtà sto pensando di prendermi una pausa dalla poesia per concentrarmi su un progetto che già è iniziato, ma che necessita di essere completato: un romanzo breve.
È un lavoro molto interessante, secondo me, perché segue la struttura del viaggio dell’eroe,
un percorso di crescita, scoperta e trasformazione.
Al momento preferisco mantenere un po’ di mistero su cosa accadrà esattamente e su quando vedrà la luce, perché credo che certi progetti vadano vissuti giorno per giorno.
Ma senza dubbio questo sarà il mio prossimo grande passo nel mondo della narrativa, e non vedo l’ora di condividerlo con chi mi segue.


