Un singolo che unisce energia rock, riflessione sociale e sperimentazione visiva. “Restless Analogue” è il primo passo dei Grimace of the White Fly, un trio che nasce dal lavoro condiviso e si fa portavoce di una generazione in cerca di connessioni vere e non solo virtuali.

Bentrovati, ragazzi. Vorreste parlare del videoclip del nuovo brano “Restless Analogue”?

Il videoclip è auto prodotto e modificato tramite il data moshing, un effetto visivo che genera deformazione e disorientamento rispecchiando il significato del brano: la difficoltà di connettersi autenticamente in un mondo dominato da interazioni superficiali e prettamente digitali. 

Dal punto di vista musicale, quali sono state le vostre principali influenze?

Il nostro interesse musicale affonda le sue radici nel rock degli anni settanta per evolvere verso sonorità più moderne. Troviamo grande ispirazione da band e artisti quali Radiohead, The Smile, arrivando fino all’ecletticità e libertà di David Bowie.

Le generazioni attuali avvertono maggiormente i problemi che presentate nel singolo?

“Restless Analogue” nasce proprio da quella sensazione diffusa di inquietudine e disconnessione che caratterizza molte persone, soprattutto tra i più giovani. Viviamo in un’epoca iperconnessa, dove manca spesso un’autenticità verso noi stessi e la realtà che ci circonda. Le nuove generazioni sono più consapevoli di queste fratture interiori e le avvertono sulla loro pelle essendo nate quando la “rivoluzione digitale” era già in gran parte avvenuta.

C’è un verso del brano che vorreste portare all’attenzione del pubblico? 

“Underneath my skin, a restless analogue.”

Questo verso racchiude il cuore del pezzo: la sensazione sottile ma persistente che si annida dentro, come un sistema analogico in un mondo digitale imperfetto, emotivo e umano. È un’immagine vulnerabile ma autentica.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.