Un titolo anacronistico, anzi privo di tempo sotto moltissimi altri aspetti: “L’estate spietata” non è solo un disco ma anzi, per alcuni timidi tratti, potrebbe avere le sembianze di un concept album dentro cui l’estate e i suoi rituali ne sono il centro. Matteo Bonechi ci regala una presa diretta rapita a periferie notturne (estive manco a dirlo), le racconta e ne fa ironia e poesia. Dal jazz si passa al pop cercando di raccogliere cose strada facendo. Pulizia ed eleganza prima di tutto in questo suono d’autore che rappresenta un unicum di forma nella sua carriera…

Bella questa copertina. Somiglia poco al disco… forse all’ultimo brano sicuramente… come nasce?
È una foto scattata da un mio amico fotografo proprio in estate, quasi alla blue hour, se la foto in questione è quella della copertina del disco. La copertina di satelliti rari invece è una foto scattata da me in un mercato a Singapore nel 2014.
Ma ho capito male oppure c’è una sorta di chiave “fantastica” dentro un brano come “L’assedio”?
Proprio così, o almeno è un tentativo. Quello di tradurre la poca lucidità che galleggia nelle ombre di tregua dalle giornate di luglio. Da qui il salto alla resistenza quasi bellica che molti sono costretti ad erigere per sopravvivere.
E poi mi sembra che comunque non sia la fuga la soluzione… quanto invece la convivenza. Ci si convive con un’estate spietata…
Difficile appunto, fuggire da un assedio quando l’unica condizione è quella di resistere. Questo non riguarda solo il caldo, ma anche molte altre situazioni dell’esistenza. Anche l’amore, spesso in musica disegnato in tinte leggere e vaporose, può definirsi spietato, gravoso e duro come alcune nostri estati meteorologiche.
E quindi arriva il condizionatore che sempre dentro “L’assedio” diventa quasi un personaggio, un “vero lavoratore stagionale”. Giochi molto con la simbologia e con il destrutturare la normalità?
La normalità è la conditio sine qua non dell’esistenza. È lì che si deve cercare di tradurre lo straordinario che vi si nasconde. Nessuno vive mai completamente di eccezioni, di favole o di miracoli. O quantomeno a me in questo momento non interessano granché.
Se dovessi immaginare un ascoltatore che mette su “L’estate spietata” in pieno luglio, cosa vorresti che provasse durante l’ascolto?
Sicuramente non una sensazione univoca, ma magari una serie di impressioni anche contrastanti, purché non esattamente scontate. Il conforto della solidarietà in certi casi, la solitudine estiva dell’autobus di città in altri.


