Con “Drink Me”, i Jam Republic portano sulla scena musicale un debutto che profuma di sperimentazione e libertà espressiva, un viaggio sensoriale nel jazz e nelle sue molteplici contaminazioni. Pubblicato per Brutture Moderne, l’album è un manifesto di eclettismo sonoro, un cocktail di generi che si fondono in un’unica miscela vibrante e moderna. Fin dal primo ascolto, “Drink Me” si presenta come un’opera collettiva nel senso più puro del termine: ogni componente del gruppo ha portato il proprio bagaglio artistico, contribuendo alla creazione di un sound che non si limita ai confini di un genere preciso, ma si apre a un dialogo continuo tra jazz, funk, fusion e sonorità latine come anche ampiamente manifestato dall’ostinato che apre l’ascolto che sfacciatamente rimanda a Joe Zawinul e compagni (anche nelle aggressive presenze di basso). La scelta di associare ogni traccia a un drink non è solo un vezzo estetico, ma un’efficace chiave di lettura per comprendere la varietà di atmosfere e stati d’animo che animano l’album. Belli i riverberi che colorano di severità i battiti di rullante. E spesso i fill di batteria che commentano gli stacchi e le pause (e qui mi riferisco spesso a “Jam Tonic”) mi richiamano un poco quel certo modo di essere jazz alla “vecchia”. Un contrasto forte che affascina… il lounge morbidissimo di chitarra elettrica molto gilmouriana che tesse sospensioni a seguire non te lo aspetteresti, come non ti aspetteresti il successivo dialogo quasi rock.
Di rock dicevamo: beh fate girare “Negroni Stomp”, audace, arrogante, un fuori pista che affida ai fiati l’unico collante con il resto dell’ascolto. Un intermezzo sembra voler essere “Coffee Break”, un momento di pura improvvisazione, dove ancora è la sezione di drumming a concentrarsi su vie di pop e di rock. Soul nuovo e vecchio fanno pace con la libertà e l’improvvisazione di fraseggi di fiati che ancora una volta conducono un gioco a carte scoperte. Latini americani e calde sensazioni di festa popolare dentro “A Room in Havana”, dove l’influenza cubana si fa sentire in modo vibrante… il jazz dunque dov’è? Male definirlo un disco di jazz… lo ripetiamo!!! E ancora il funk di “High Spritz”, il vero punto di partenza del loro percorso musicale, oppure le calde ed elegantissime serata in un jazz club fumoso di amori incandescenti e platonici suonano dentro “Tea Short” per poi far festa e sventagliare bandiere e biglietti da visita dentro “Milky Way”, traccia che si candida a essere il singolo più rappresentativo del progetto, con il suo impatto melodico immediato e coinvolgente mescolato a tecniche e modi di pensare.

“Drink Me” è un debutto e i Jam Republic si affacciano sulla scena con un’identità ben definita e con la consapevolezza che il jazz, per continuare a essere sintetici nelle etichette, deve accogliere contaminazioni e nuove prospettive. Un esordio che promette un futuro ricco di evoluzioni e nuove sperimentazioni.


