Si intitola “Ekùn” questo doppio vinile a firma di un grande dello Djembe mondiale. È Bruno Genèro, questa volta in compagnia del producer Alain Diamond. Il ritmo tribale, fonte primigenia del suono che si innesta nel tempo, nel futuro, nel calcolo… che la matematica in fondo è linguaggio universale della vita stessa. Da poco uscito anche il video di “Dansa”: tutto punto a celebrare l’uomo e la sua esistenza, un circolo che torna alle origini quale che sia la tecnica. E nonostante tutto, alla base c’è il tamburo, la sua pelle, il ritmo e quel sentire tutto umano.

Quanto conta per te la bellezza estetica? Te lo chiedo perché ne sento “poca” rendersi sfacciata in questo disco…
La bellezza estetica può essere un elemento fondamentale nella musica, ma non è sempre necessaria per creare un’opera d’arte significativa. In effetti, la forza di un progetto come EKÙN risiede più nella sua autenticità e nella capacità di evocare emozioni e riflessioni, piuttosto che nella bellezza esteriore.
Spesso, l’arte che si allontana dai canoni estetici tradizionali può offrire un’esperienza più profonda e provocatoria, forzando l’ascoltatore a confrontarsi con qualcosa di nuovo e inaspettato.

Quanto conta l’uomo in questo disco? E qui invece siamo all’estremo opposto…
In “EKÙN”, l’uomo è un tema centrale, riflettendo profondamente le mie emozioni ed esperienze personali. Questo progetto è come un viaggio attraverso l’anima umana, esplorando le profondità della nostra esistenza e l’interconnessione con il mondo che ci circonda.
L’attenzione è sull’autenticità e sull’introspezione, più che sulla semplice bellezza estetica. È un’opera che invita l’ascoltatore a guardare oltre la superficie e a connettersi con l’essenza dell’essere umano.

Quanto conta il suono in questo disco? Ho la sensazione che sia la parola data al suono ma che comunque è più importante cosa dire che quali parole scegliere per farlo…
Il suono in EKÙN è fondamentale. Ho costruito il disco in modo che il suono sia un mezzo espressivo potente, capace di trasmettere emozioni ancor prima che le parole intervengano.
Il mix di techno-dance-house e world music crea un’atmosfera che riflette l’autenticità e l’intensità delle mie esperienze. È come se il suono stesso fosse una conversazione, un dialogo interiore che va oltre le parole. Forse è proprio questa combinazione di suono evocativo e messaggio profondo che, a mio avviso, rende il disco affascinante.

E per chiudere: quanto conta l’immagine tua e di Alain in questo disco? È tutto così ermetico…
L’immagine di Alain Diamond (dj e producer) e mia, gioca un ruolo significativo in “EKÙN”. Tuttavia, il vero potere sta nell’enigmatico intreccio di suoni e messaggi proposti. L’ermetismo a cui fai riferimento potrebbe essere un riflesso dell’intenzionalità con cui la musica cerca di stimolare una risposta interiore, più che una comprensione immediata. In questo contesto, l’immagine diventa un’estensione dell’arte sonora, un mezzo per veicolare l’identità e la visione artistica del progetto. Anche se l’estetica visiva è minimale, l’impatto del suono e dell’emozione trasmessa rimane al centro dell’esperienza.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.