Il 21 dicembre 1925 veniva presentato al Teatro Bol’šoj di Mosca il film “La corazzata Potëmkin”, uno dei capolavori della storia del cinema che si colloca tra i migliori film del Novecento. Prodotta dal primo stabilimento del Goskino a Mosca, successivamente l’opera cinematografica è stata resa fruibile dal grande pubblico il 21 gennaio 1926.
La storia, risalente al 1905, è fonte d’ispirazione per il titolo del film che si basa sulla corazzata, in un intreccio tra eventi realmente accaduti e altri fittizi, pur sempre inerenti alla rivoluzione russa.
Il film, diviso in cinque atti – Uomini e vermi, Dramma sul ponte, Il morto chiama, La scalinata di Odessa, Una contro tutte – segue un unico filo conduttore, quale quello di un periodo significativo per la storia russa, allo scopo di prendere in esame l’intero contesto storico che vede la Russia – in quell’anno impegnata nel conflitto con il Giappone – essere soggetta a un consistente dislivello sociale tra lo stile di vita dei nobili, detentori degli agi e di una condizione economica soddisfacente, e quello del popolo, costretto a vivere di stenti, delineando una situazione destinata a sfociare in una conseguente rivolta contro lo zar.
All’interno dell’opera emerge più che mai tale divario economico- sociale e i tentativi dei ceti svantaggiati di sopperire a tale situazione. La repressione dello zar si scontra con un forte bisogno di giustizia e una disillusione che sfocia nella presa di consapevolezza, da parte del popolo, della propria storia e della volontà di riscriverne il destino.
Lo stesso titolo del film di Sergej Ejzenštejn evoca quei sentimenti di ribellione e di necessario cambiamento, diventato poi il simbolo del cinema rivoluzionario russo. Il regista, infatti, si lascia trasportare nel flusso degli accadimenti di matrice storica e dalle emozioni trapelanti nelle espressioni dei volti della gente, partendo dall’ispirazione circa la ribellione dei marinai e dei successivi scontri di Odessa. In quest’ottica, risulta essere peculiare l’estetica cinematografica di Ejzenstejn che trasmette un’ideologia, insita nella trama narrativa, capace di offrire più punti di vista inerenti alle teorie rivoluzionarie, attraverso un suggestivo ed evocativo gioco di inquadrature, primi piani, campi ravvicinati e montaggio.