Hamas prova a dettare le regole: “Prima il cessate il fuoco, poi il rilascio degli ostaggi”.
Per l’Organizzazione delle Nazioni Unite, una ulteriore pausa umanitaria, non basterebbe per aiutare il popolo palestinese ed il braccio di ferro sulla possibilità di uno stop, diventa una priorità da non barattare. Isaac Herzog, il presidente israeliano, sarebbe propenso ad uno stop, per permettere il rilascio di altri ostaggi, ma il Consiglio di sicurezza, fa slittare la decisione ulteriormente. In Qatar, i colloqui per il rilascio degli ostaggi, in cambio di un “fermo” da parte dell’esercito israeliano, avrebbe fornito risposte positive, ma le complicazioni che stanno nascendo anche da parte degli Houthi, sul fatto di attaccare le navi di “qualsiasi paese”, rendono precario un equilibrio difficile da raggiungere e ancora di più da mantenere. E nel Mar Rosso, gli esponenti iraniani minacciano di prendere di mira, qualsiasi nave che sia contro di loro. Anche il leader della Jihad islamica (che avrebbe partecipato agli attacchi del 7 ottobre scorso, insieme ad Hamas), si recherà a breve in Egitto, per partecipare ai colloqui incentrati, principalmente, per il rilascio degli ostaggi che anche il gruppo -minoritario- deterrebbe.