Dopo lo stop tra Israele e Hamas, per permettere il rilascio dei reciproci ostaggi, l’attacco dell’esercito di Netanyahu non ha risparmiato nessuno.
Militari di terra e attacchi aerei avrebbero ucciso numerose persone. A nord della Striscia di Gaza, e precisamente nel campo profughi di Jabalia. Civili palestinesi di ogni età, scavano incessantemente, per cercare di tirare fuori eventuali superstiti da sotto le macerie. Ancora imprecisato il numero delle vittime, ma per certo, si sa che tra i civili deceduti, ancora una volta, ci sarebbero numerosi bambini. Guerra che è ripresa da poche ore, ma che ha creato distruzione anche in alta Galilea, dove si sarebbe verificata una forte esplosione probabilmente da un razzo anticarro. Anche tra Siria, Libano e alture del Golan, si sarebbero verificate esplosioni, sempre causate da lanci di razzi. In ogni parte del mondo, gli appelli politici invocano una ulteriore tregua e ieri, lo stesso Papa ha ribadito, attraverso l’appello letto da mons. Braida che: “In Israele e Palestina la situazione è grave. Addolora che l tregua sia stata rotta: ciò significa morte, distruzione e miseria. Molti ostaggi sono stati liberati, ma tanti sono ancora a Gaza, luogo in cui mancano i beni di prima necessità e in cui vige tanta sofferenza. La speranza che, quanto prima si possa raggiungere un nuovo accordo per il cessate il fuoco e trovare soluzioni differenti, rispetto alle armi, provano a percorrere vie coraggiose, di pace”.