Il 6 novembre si celebra in ogni parte del mondo la Giornata Internazionale delle Nazioni Unite per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente in situazioni di guerra e conflitto armato, fortemente voluta dall’Assemblea Generale dell’ONU con lo scopo di sensibilizzare la coscienza degli uomini sulla gravità dei risvolti provocati dalla guerra, che produce danni non solo per la popolazione, in termini di umanità, ma anche per l’intero ambiente in cui vivere.
Questa giornata, istituita nel 2001, vuole essere un monito per tutti gli esseri umani in linea con i valori e i principi base della vita e della pace, per un’esistenza il più possibile pacifica, capace di godere di tutta la sicurezza e di tutte le risorse sulle quali garantire la stessa sopravvivenza. Tra le problematiche portate alla luce dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, vi sono lo sfruttamento delle risorse naturali, delle risorse idriche inquinate, dei raccolti, delle foreste e dell’uccisione degli animali, intesi come strategie militari volte all’annientamento dell’intera umanità. Quest’ultima è, infatti, sempre più a rischio nel panorama sociale odierno, con la conseguenza di uno stile di vita improntato alla distruzione e all’annientamento anche dei bambini, per i quali l’Unicef propone ogni giorno strategie di pace e di comunicazione, accanto all’azione delle Nazioni Unite coordinanti l’Ufficio per il Supporto al Consolidamento della Pace.
Si tratta di un tema più che mai attuale: il perpetrarsi delle guerre nel mondo e la distruzione di interi territori e dei loro popoli minacciano costantemente gli equilibri umani e l’armonia dell’ecosistema, delineando, dunque, un quadro geopolitico sempre più minaccioso e improntato all’(auto)distruzione.