
I diplomatici giordani, da sempre equilibrati in politica, avrebbero preso posizione contro gli attacchi israeliani; anche il re avrebbe accusato Israele di “essersi macchiato di crimini di guerra”.
I venti di guerra che, dal 7 ottobre volano in direzione Medio Oriente, stanno abbracciando sempre più Paesi, trascinandoli, inevitabilmente a prendere posizione. Oltre al Libano, dov’è presente il movimento sciita “Hezbollah” (dal quale partono razzi contro il popolo di Israele), anche la Giordania, si troverebbe a prendere una decisione, che verrebbe meno al trattato di pace del 26 ottobre del 1994, firmato con Israele. Paese, la Giordania, che da sempre ha messo le proprie basi, ospitando anche nella Guerra del Golfo, comandi militari tra cui, ancora oggi, il contingente americano (con oltre 3mila soldati statunitensi). Lo stato giordano, si sarebbe fatto promotore, presso l’Assemblea Generale dell’Onu, di una bozza per la risoluzione del conflitto medio orientale, a nome degli Stati arabi, ottenendo 45 astenuti (tra cui l’Italia), 14 contrari (America ed Israele) e 120 favorevoli. Anche la Siria ha visto, da parte dell’aviazione israeliana, la distruzione dei propri aeroporti di Aleppo e di Damasco, per evitare possibili rifornimenti di armi, a Teheran. Il paese poverissimo dello Yemen -già messo in ginocchio dalla guerra civile-, è stato ponte per la fazione sciita “Houthi”, per lanciare droni e razzi contro Israele.