Le compagnie aeree si sono ritrovate a dover cancellare o riprogettare le rotte, a seguito del conflitto tra Israele e la Palestina.

Per l’invasione in Ucraina, i vettori europei, avevano visto ridurre del 20% lo spazio aereo continentale, studiando collegamenti più lunghi e costosi, per il divieto di sorvolo sui cieli del Cremlino. Attualmente, con la guerra Medio-Orientale, i collegamenti diretti con Tel Aviv, sono stati cancellati e rivisti tutti quei voli che prevedessero le rotte verso località considerate “a rischio”, come la Giordania, al fine di non consentire voli sopra Israele. Aumentando i tempi di volo (di media un’ora in più), i costi dei biglietti e quelli operativi, rendono quasi inavvicinabili i costi dei biglietti.  Molte compagnie aeree, tra le quali Easy Jet e Transavia, si sono viste costrette alla cancellazione di viaggi verso località turistiche Giordane (come la meta ambita di Aqaba), almeno per 5 mesi o fino a quando non ci sarà un accordo tra Israele e Palestina. Anche i numerosi voli cancellati dagli utenti, stanno mettendo a dura prova i vettori del Medio Oriente; Middle East airelines, ha diffuso la notizia che la maggior parte della propria flotta, verrà dislocata in zone alternative (Turchia, Cipro, Qatar e Oman).