Dal sangue ai “colletti bianchi”, dagli attentati eclatanti ai crimini silenti: trent’anni dopo la stagione delle stragi, il cambiamento di pelle della mafia, di cui, in una delle sue ultime riflessioni, aveva parlato anche Giovanni Falcone, è giunto ormai a compimento, tanto in Italia quanto all’estero.
Questo il tema su cui si focalizza Da Corleone alla rete silente, testo realizzato da Vincenzo Scotti, ministro dell’Interno all’epoca delle stragi, con Giovanni Tartaglia Polcini, Silvia Sticca e Romano Benini (Eurilink University Press). A pochi mesi dalle sentenze del processo d’appello sulla Trattativa, il volume riesamina quanto accaduto nel passato, in particolare la guerra frontale alla mafia e come, all’epoca, una parte politica avversasse questa strategia, in favore di una sorta di “pax mafiosa”, anche per scongiurare stragi e violenze ai danni della popolazione civile.
Obiettivo del testo, quello di decifrare un presente in cui il fenomeno mafioso ha appunto cambiato modalità di espressione, divenendo silente, ma non per questo meno capace di minacciare istituzioni e democrazia. Dimostrando una notevole capacità di adattamento, la mafia oggi ha stretto relazioni con il potere pubblico, con il mondo degli affari, degli appalti e della finanza. Per questo, secondo gli Autori, è necessario che l’Italia affronti in modo decisivo la rivisitazione delle norme di contrasto a questo nuovo crimine organizzato, sotterraneo e mercatista, che si fa forte del potere economico corruttivo stabilmente infiltrato.
