di Fabio Camillacci

Che tristezza. Come criticammo la Roma per il modo, il metodo e il momento in cui la società griffata a stelle e strisce organizzò la conferenza di addio di Daniele De Rossi, critichiamo il modo, il metodo, il momento e soprattutto il contesto (tradotto: il luogo), in cui Francesco Totti ha annunciato il suo addio alla Roma. Evidentemente, all’interno del Grande Raccordo Anulare e sulla sponda giallorossa del Tevere, funziona così. Aveva ragione Don Fabio Capello quando dava dei “provinciali” e dei “dilettanti” a tutti coloro che circondano o fanno parte dell’ambiente romanista. Non a caso, il tosto allenatore friulano di Pieris fu capace di vincere il terzo storico scudetto dell’intera storia giallorossa: proprio il 17 giugno di 18 anni fa. Appena tre scudetti in 92 anni di storia: ci sarà un perchè? Il perchè sta tutto in questo 2019 kafkiano della Roma e dei romanisti, Totti in primis. Tutto surreale.

D’accordo, Francesco Totti è Francesco Totti, ovvero: il più grande giocatore della Roma di tutti i tempi e uno dei più forti calciatori italiani di tutti i tempi. Ed è anche tanto altro. Ma, da qui a trattarlo da Capo di Stato ce ne passa. Una conferenza stampa a reti unificate (Rai, Sky e Mediaset), a radio unificate (tutte le gracchianti emittenti romane che parlano di Roma calcio dalla mattina alla sera, dicendo tutto e il contrario di tutto) e nel Salone d’onore del Coni al Foro Italico! Ma dove siamo? Ah si, siamo in Italia; me lo ero dimenticato. Ma mi chiedo: perchè Del Piero e Buffon non fecero la stessa cosa quando furono cacciati dalla Juventus? Questione di stile e di assenza di “corte dei miracoli”.

La “corte dei miracoli” del Capitano. Tutti intorno a lui nel Salone d’onore del Coni, nani e ballerine. Compreso il padrone di casa: il presidente Giovanni Malagò che nonostante la carica istituzionale si è offerto per questo show all’americana contro gli americani. Solo in Italia possono accadere certe cose. Che tristezza. E che tristezza il palcoscenico: Totti con un microfono scrauso in mano, con il pur bravo Paolo Condò della Gazzetta dello Sport a fare da chierichetto e a tenere a bada le incursioni dell’ex “Iena” Enrico Lucci. Certo, Condò è quello che ha scritto il libro “Un Capitano”, quindi, non può che essere lì. Transeat. Tutto questo baraccone per cosa poi? Per ufficializzare e spiattellare ufficialmente in pubblico, cose risapute da tempo. Nulla di nuovo, non a caso Franco Baldini nell’autobiografia di Totti è descritto come il “diavolo”. Come per il presunto scoop de “La Repubblica”, prologo di queste dimissioni del Capitano da dirigente in versione “gagliardetto”. Mensurati e Bonini, peraltro cronisti di cronaca nera e giudiziaria non di sport, furono bravissimi nel farsi consegnare il carteggio del “Mailgate” di Trigoria, da qualche vipera che alligna nel centro sportivo “Fulvio Bernardini”. Quello “scoop” romanzato alla “Suburra”, fu soltanto la conferma di ciò che era diventata ed è oggi la Roma. Per colpa di tutti, anche di Totti. Insomma, guelfi e ghibellini, Orazi e Curiazi. Questo accade nelle società quando manca il capo. Faide interne, fazioni. E Pallotta non viene a Roma da oltre un anno.

Psicodramma giallorosso all’amatriciana-americana. Da quando ha smesso di giocare, cosa ha fatto Totti per la Roma? Poco o nulla. D’altronde, cosa pensava e sperare di fare nella difficile veste di dirigente senza frequentare un corso da manager, imparare l’inglese (e migliorare l’italiano) e tanto altro? Se non fai tutto questo rimani un “gagliardetto” o “testimonial” come Javier Zanetti vicepresidente dell’Inter, o Paolo Maldini da poco direttore tecnico del Milan. Leonardo invece ha fallito ovunque sia andato. Nella storia del calcio, si contano sulle dita di una mano i grandi giocatori che poi sono diventati grandi dirigenti. Lo dice la storia. Inoltre, anche se a Londra o a Boston non ti considerano, nello spogliatoio della squadra col tuo carisma puoi incidere. Perchè Totti non lo ha mai fatto? Perchè Totti la settimana del delicato derby con la Lazio se ne andò in “settimana bianca” con la famiglia? E perchè Totti nei momenti difficili di questa stagione è stato spesso assente preferendo apparizioni da “Circo Barnum” calcistico in giro per il mondo? E ora se ne va rifiutando il ruolo di direttore tecnico: quello che più potrebbe adattarsi a uno che di calcio ne capisce. Vecchie ruggini, come quelle con Spalletti e con altri ex allenatori e dirigenti giallorossi. Totti è un grande ma non è mai stato uno stinco di santo mettendo spesso zizzania nello spogliatoio quando era calciatore. Forse anche per questo Pallotta e Baldini sono riusciti nell’opera di “detottizzare” e “deromanizzare” la Roma. Adesso però Jim e il suo “Rasputin” non hanno più alibi. Dopo aver fallito per 8 anni sono obbligati a vincere almeno un trofeo, altrimenti perderanno la faccia; anche se l’hanno persa già da tempo. La Roma all’americana col “gatto e la volpe” al comando, è un disastro e lo scriviamo da anni. Totti ha tutte le ragioni del mondo, ma anche tanti torti. Compreso il modo scelto per uscire di scena. Che tristezza.