Il esclusiva per “Radio Sanremo web” e “Vento Nuovo.eu” l’intervista a Gianni Testa, cantante,vocal coach e produttore.

 

 

  • Leggendo il tuo curriculum non si può che ammirarne la poliedria, Gianni. Quando nasce la tua passione per il mondo artistico?
  • E’ un amore nato già durante l’infanzia. A otto anni mi sono avviato allo studio del canto, successivamente mi sono cimentato anche nelle danza. Il mio debutto in TV è avvenuto poi cantando “L’Italiano” di Toto Cutugno” su una rete privata; quel brano mi ha battezzato.
  • La tua formazione ha visto tappe importanti come la borsa di studio alla scuola di perfezionamento canoro C.E.T. di Mogol …
  • Sì, quella è stata una importante tappa per il mio percorso. Il CET rappresenta, tra l’altro, uno dei pochi attestati riconosciuti dall’UE nell’ ambito dell’alto perfezionamento per il canto moderno. Lì ho potuto apprendere i preziosi consigli di artisti del calibro di Mango, Ornella Vanoni, Mario Lavezzi e altri; ho avuto modo di migliorare l’importante elemento della presenza scenica, della coerenza tra lo stile esteriore dell’artista e quello musicale. Un’esperienza del genere ti fa senza dubbio fare un salto di qualità verso la professionalità artistica.
  • Dopo questa tappa come hai orientato il tuo percorso?
  • Mi sono immerso a 360 gradi nella musica. Ho sperimentato il teatro attraverso il musical, ho fatto musica pop in contesti come l’Accademy San Remo e Castrocaro, sono diventato un corista in RAI.

Ho vissuto, insomma, questo mondo da diverse angolazioni e non soltanto nel mio ruolo originario cantante. Sono passato dall’essere cantante a performer, corista, producer e talent scout.

  • Quanto credi sia importante controllare la propria emozionalità nel mondo artistico?
  • Credo che non occorra tanto controllarla quanto tirarla fuori. Quando riesci ad emozionarti cantando un brano e a sentirlo così tanto nella tua pancia, in quel momento l’artista che è in te ha vinto. Il pubblico ha bisogno delle tue emozioni per emozionarsi, non di mera e fredda tecnica.

Emozionate, perché la musica, così come la vita, non ha senso senza le emozioni.

  • Tu sei anche un talent scout. Qual è il tuo approccio verso i giovani che vai ad esaminare?
  • Io cerco sempre di fare un lavoro di prevenzione che spesso non viene recepito dal giovane artista; alcuni pensano semplicemente che tu non stia dalla loro parte, ma io cerco di tutelarli; offro loro anche delle consulenze preventive perché sovente si cerca di fargli firmare contratti che li relegherebbero in una situazione di passività; il giovane artista (così come quello più maturo),invece, deve potersi esprimere. Cerco, quindi, di aprire loro gli occhi verso questo tipo di atteggiamenti tenuti soprattutto dai colossi del settore; motivo per il quale preferisco lavorare con i talent medio-grandi in quanto questi sono veramente interessati alla sorte dell’artista e non al suo mero utilizzo.
  • Ecco,a proposito di talent, quanto pensi siano importanti oggi per poter emergere?
  • Fare il talent giusto in modo costruttivo può far bene al percorso dell’artista ma non è fondamentale. Il bravo artista può anche partecipare ad un talent ma deve gestisce parsimoniosamente il potenziale successo che ne deriva. Partecipare ad un talent non avendo nulla da comunicare al pubblico è solo che deleterio perché conduce inesorabilmente pochissimo tempo dopo nell’anonimato e nel caos derivante dal non saper gestire cambiamenti di vita così radicali.

Proprio per evitare questo genere di disastri è fondamentale l’attività preventiva ed io mi impegno ogni giorno per farla.

  • Pensi che il talent in genere oggi sia sopravvalutato?
  • Assolutamente sì. Alcuni sono diventati monotoni, altri salotti per continui litigi e messaggi negativi verso il pubblico… Ad ambienti del genere io preferisco di gran lunga i cari festival della canzone,per esempio quello di Ariccia, dove i giovani potevano fare una full immersion nella musica vivendo di prove e confrontandosi in modo costruttivo. Ora,invece,si pensa solo a rendere competitivi i ragazzi e questo non è forgiare talenti ma share televisivo. Il talent non è,come fanno invece apparire, una tappa fondamentale. Tappa fondamentale è studiare ogni singolo aspetto della musica, imparare a comportarsi con l’essere umano che ti sta di fronte e anche a portare rispetto all’insegnante che ti sta formando e tutto ciò nei talent non viene invece trasmesso.
  • Al “giovane artista tipo” da dove consigli di partire per avviarsi a questo lungo cammino?
  • Gli consigliere di partire dalla scrittura di almeno 3 o 4 brani sui quali occorre soffermarsi e lavorarci tantissimo impiegandoci cultura musicale, pancia e passione; solo dopo questo lavoro certosino si può passare alla fase successiva, iniziando a farsi conoscere partecipando a serate più o meno importanti e cercando di entrare in una casa discografica; consiglierei loro tutto ciò, che poi è quello che ho fatto io nella mia vita. Ranieri, Giorgia, Irene Grandi..non hanno mai fatto un talent ma hanno musica da raccontare, è per questo che ancora calpestano i grandi palchi trasmettendo emozioni. La musica si fa con sacrificio, studio, impegno, confronto con altri musicisti, produttori, uffici stampa, con le grandi orchestre, come ho avuto onore di fare io. Sono queste le esperienze che ti formano e che poi riuscirai a sfruttare nelle varie tappe della carriera.
  • Quanto è stato difficile arrivare a questo punto della tua carriera?
  • Tantissimo e il percorso che devo affrontare è ancora lungo ed irto. Sono partito 20 anni fa dalla Calabria affrontando molte difficoltà; eravamo, insieme ad Alessandro Greco, spaesati in una città immensa quale Roma in cerca del nostro futuro. L’inizio dei due percorsi poi è stato quasi simultaneo, infatti ci fu quasi contemporaneamente per lui il provino di Furore e per me quello con Massimo Ranieri. Tra l’altro è un’amicizia che è proseguita nel tempo e ancora oggi continuiamo a collaborare.
  • Lavori in programma?
  • Stiamo lavorando insieme ad un nuovo disco che uscirà per Natale e nel primo perido estivo uscirà il nuovo disco di Emanuele Aureli.
  • E’ appena iniziato anche il percorso con il San Remo Festival cafè…
  • Sì e, per ribadire il concetto di prima, è un festival che vede la partecipazione quale direttore artistico di un grande artista, Amedeo Minghi, che non ha avuto bisogno di alcun talent ma che per anni ha emozionato con le sue fantastiche canzoni.
  • Quali sono le tue aspettative per questo festival?
  • Sicuramente quella di poter lanciare nuovi artisti che siano in grado di fare musica per tutta la vita arricchendo il panorama musicale italiano con grandi successi.
  • Consiglio per i partecipanti?
  • Studiate la musica in toto e formate profondamente il vostro spirito artistico sfuggendo dal pressappochismo che sta invadendo questa meravigliosa arte.

 

 

Immacolata Teresa MADARENA

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookPinterest

Di Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)