Esce “Ruins of Memories”, il bellissimo esordio discografico di Charlie Risso. In rete due video di lancio che da subito danno un’idea di quanto prezioso sia questo ascolto che vogliamo condividere con voi.
Era il tempo di una New York fertile di società ribelle e di musica che si contaminava dai grandi viaggi migratori dell’uomo. Partendo da Dylan e dalla Baez si arriva al nostro folk digitale passando per tutta la scuola dei veterani (italiani e non). Eleganza, intimità ma soprattutto multicolore nella bandiera e nella residenza: il primo disco di Charlie è qualcosa che non smetto di ascoltare facilmente, con quel dono misterioso che hanno in pochi di tramutare il suono in sensazione, le melodie in visioni d’ambiente, la forma canzone in stati d’animo reali. Si reagisce a questo “Ruins of Memories”…un lavoro di musica appalachiana per quanto possibile resti concreto e reale questo termine oggi…in Italia e da una italiana per di più. Musica da ricercare con un lanternino di precisione…perchè tanto i grandi canali non hanno tempo da perdere dietro le scimmie e le belle statuine da copertina. Eppure la bellezza di Charlie come donna diventa bellezza di stile potendo rintracciare dietro ognuno di questi 11 inediti un carattere di assoluta riconoscibilità tanto che alla fine restano alla memoria già dal primo ascolto. Un inglese direi seducente con questa voce sottile che ricorda moltissimo Dolores O’Riordan dei Cramberries. E poi questi suoni assai educati, poggiati senza disturbare, acustici e per niente invasivi quando spuntano chicche d’elettronica. Naturalezza e precisione senza poi badare al fatto che parliamo di un fare musica da italiani per quanto – da quel che leggo – il master sia Americano. Niente da fare: con il brano “Superior” la nostra Charlie si supera in ogni angolo…
Ma è con la title track dell’album che diventa distante dalla realtà e si fa “eterna” come il tempo e come la memoria, raccogliendo a se la fattura pregiata di un grandissimo video e i significati nascosti che regnano dietro l’impalcatura personale di ognuno di noi. “Ruins of Memories” è un disco che forse avrebbe potuto suonare con un filo di meraviglia in più, con un dettaglio moderno in più, con maggiore mestiere nel gusto in bilico tra storia e attualità…finezze che lascio al tempo il compito di smaltire. “Ruins of Memories” resta pur sempre un disco che lascia forte quel sapore di bellezza di quando l’energia di fare e l’ingenuità di non dare importanza alle cose dei grandi intellettuali restituisce sempre grandi emozioni.
Un disco di altri tempi questo “Ruins of Memories”…e io ve lo consiglio.


