Ha fatto molto rumore, nelle scorse giornate, la volontà espressa dal Governo di inviare delle forze militari italiane in Lettonia. Specie nell’entourage di Putin, riconfermatosi alle elezioni in Russia, l’azione è stata avvertita come una “minaccia” della Nato proprio a ridosso dei confini.


A dire il vero, l’invio di una task force italiana alla difesa della frontiera orientale dell’Alleanza Atlantica, che potrebbe avvenire nella primavera 2017, è stato deciso dal vertice Nato di Varsavia del luglio 2016, come poi ribadito dal premier Matteo Renzi.

Ma nei giorni scorsi appunto, i ministri degli Esteri e della Difesa, rispettivamente Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti, hanno confermato l’impegno, spiegando che i nostri militari parteciperanno alla forza a guida canadese. Nel complesso i soldati impegnati nella missione saranno circa 5.000 tra Lettonia, Lituania, Estonia e Polonia.

La mossa, ha detto il capo della Farnesina, “non fa parte di una politica di aggressione verso Mosca ma di una politica di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza Atlantica”.

L’annuncio non è però piaciuto alle opposizioni italiane. Il vertice aveva deciso di formare un contingente Nato nell’ambito del progetto di rafforzamento delle frontiere orientali del Patto Atlantico. “Quando abbiamo fatto il vertice di Varsavia –ha detto il ministro– all’interno delle responsabilità che hanno assunto altre Nazioni è stata anche data dall’Italia la disponibilità di fornire una compagnia, quindi con numeri non molto consistenti, all’interno di una organizzazione che prevede il coinvolgimento di moltissime nazioni della Nato”.

Le opposizioni hanno sottolineato come la notizia sia arrivata, invece che dalle fonti ufficiali del Governo, dal segretario Nato Jens Stoltenberg, creando -a dire delle opposizioni- una vera e propria ingerenza Nato nella politica italiana. Non si è fatta attendere la risposta sul fronte russo, attraverso le parole di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri: “La politica della Nato è distruttiva. L’Alleanza è impegnata nella costruzione di nuove linee di divisione in Europa invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato“.

L’unico auspicio è che ciò non stringa ancor più i margini di dialogo con l’Oriente, specie in un momento storico reso tanto delicato dalla minaccia del terrorismo.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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