“Electrodream” è il disco di esordio di Maddalena.
Il lavoro è pubblicato da un’etichetta affermata quale la Irma Records che ha oramai quasi trent’anni di storia alle spalle ed annovera nel suo roster artisti quali Antonio “Rigo” Righetti, Brain, Neja, Couture Chic, Joycut, Ice One e Colle der Fomento.
La Irma ha da subito creduto nel talento della cantante (difficilmente oggi come oggi una label famosa è disposta a puntare su un’esordiente) e Maddalena ha ripagato la fiducia con “Electrodream”, in cui è possibile ascoltare vari generi che si fondono insieme avendo come sfondo il tema comune del Kraut Rock di matrice tedesca e l’elettronica.
Fra gli idoli di Maddalena infatti ci sono anche i Popol Vuh, ma non mancano anche Lisa Germano, Cat Power, Hope Sandoval e Ani DiFranco che con i generi menzionati precedentemente hanno poco da spartire.
Con l’aiuto e la collaborazione del producer Andrea Muccioli nascono i brani di questo cd (che potrebbe diventare un regalo perfetto per gli amici estimatori dell’elettronica per Natale).
Echi di Giappone ed Irlanda, ma anche della nostra Italia traspaiono in ogni canzone nella voce delicata ed ammaliante di Maddalena.
Benchè siano presenti otto brani sarebbe più giusto parlare di Ep che di full lenght in quanto la durata del disco non eccede neanche i trenta minuti.
Nonostante ciò l’ascoltatore rimane estasiato sin da “Beautiful” a cui è affidato il duo compito di incipit ma che non delude, anzi esalta sin dalle prime note.
“Candies” tratta invece della falsità di alcuni che osano definirsi “amici” (tematica su cui sono stati scritti fiumi di parole ma che non passa mai di moda) e quindi è, almeno per quanto riguarda le liriche, l’esatto contrario della dolcezza; “Deeoboys” è forse il brano più pacato e che ispira all’intimismo parlando di pseudo borghesi nonché “pidocchi arricchiti” che snobbano ma che allo stesso tempo inseguono.
Che sia quindi un sentimento di rabbia a guidare Maddalena nella scrittura?
Probabilmente no in quanto la sua voce è davvero suadente ed è difficile trovarne di altrettanto dolci in Italia.
E poi ci sono “Your Heroes” e “Sickness”, sulla solitudine e sulla discordanza con gli standard dettati dalla società.
In “Knock” si sperimenta sempre più con sintetizzatori e voce e si sentono affinità forti con il post Rock anni novanta di Sigur Rós e Radiohead.
Facile invece accostare la love ballad “Farewell” ai Cocteau Twins che con album quali “Heaven or Las Vegas” ed “Head over Heels” sono rimasti nei cuori di generazioni di musicisti.
A “Vanity” non resta che concludere un lavoro pressochè perfetto nella produzione e negli arrangiamenti.
Se sia nata una nuova stella non so (troppo presto per dirlo…) ma di certo faccio già fatica a togliere dal mio lettore “Electrodream”…
E che il “sogno elettrico” abbia inizio anche per voi!


