Mi hanno sempre dato fastidio gli automatismi. Penso sia a causa della voglia di riscatto che dovrebbe contraddistinguere ogni persona, ma in generale ho il rigetto di qualsiasi accostamento forzato. Rabbrividisco ogni volta che sento “Sicilia? Mafia!”, “Italia? Berlusconi!”, “Tedeschi? Nazisti!” e simili.
Credo fermamente che ogni persona sia un simbolo ben preciso, un elemento di crescita e un valore aggiunto per la società odierna e per quella che vi sarà nel futuro. Credo che ognuno possa (e debba) fare la propria parte, senza astenersi dal rimboccarsi le maniche e tappare quelle bocche capaci di blaterare su tutto ma conoscitrici di nulla.
Negare un problema è da stupidi, ma lo è ancor di più fare di tutta l’erba un fascio, senza tener conto delle energie positive che si possiedono e che devono essere valorizzate.
Qualche giorno fa, leggendo il giornale, ho potuto constatare che diverse realtà di ricercatori (Repubblica cita l’Hutton Institute di Edimburgo, la Michigan University, l’Humanitas University, la University of California e l’Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno avuto occasione di effettuare alcuni studi, incorciando l’analisi dei singoli reperti con gli indicatori di salute complessivi dell’intero ecosistema, con un monitoraggio che ha prodotto migliaia di campioni: suolo, acqua, vegetali e animali, comprese le famose “sentinelle ambientali” come lumache ed api, assenti in ambienti inquinati.
L’indagine porta a comprendere come il 97% del territorio agricolo regionale non sia contaminato e quindi “non tutta la Campania è terra dei fuochi”. Ciò non risolve il problema, ma ne ristabilisce le giuste proporzioni, permettendo anche di risolverlo realmente.
La confusione e l’approssimazione che ha regnato finora, lo comprendo, hanno fatto del bene a film e telefilm, ma non produce vera informazione.

