(foto: Reset Festival Torino - facebook)

di Elena Sparacino

Appena il tempo di riprendersi dai postumi dal megagalattico Home Festival di Treviso (legato all’omonimo locale rock e reduce di un’edizione record che sembra proprio volersi preparare al panorama europeo), dall’altra parte del Nord Italia suona un altro tipo di musica. Se Torino ha difatti fama di polo di riferimento italiano della street art e della musica indipendente, in questa cornice culturalmente vivace ben si innesta l’annuale appuntamento con _resetfestival, che dal 10 al 13 settembre ha animato – alla sua settima edizione – uno dei quartieri più caratteristici della prima capitale d’Italia.

Cos’è _reset? Con il dichiarato intento di dare voce ai talenti musicali emergenti, il festival si sviluppa
in un cabaret di «oltre 50 appuntamenti tra concerti, workshop, incontri, dibattiti, supportati da 35 partner nazionali in rete e oltre 50 associazioni e trasmessi da
 25 emittenti radio (web e fm) collegate in diretta». Possibile grazie alla collaborazione tra (media e non solo) partner e una galassia di piccole rassegne musicali locali, ha raccolto nelle sue edizioni oltre mille tra gli artisti e le band italiane e straniere ospitati da tutto il mondo, contando una
 media di 10mila visitatori ogni anno. La manifestazione nasce nel 2009, sul finire dell’estate, quando l’Associazione Verve si attiva per organizzare circa 50 serate live sulle rive del Po: dal 2010 al 2012 il festival cresce e si trasferisce tra la maestosa Piazza Vittorio Veneto e i Murazzi lungo il Po, storico centro della movida torinese – ora chiusi da un paio d’anni. 11999023_629304620506548_5783661640799497938_nSempre sul fiume, dalla fine del 2013 si sposta al Cap10100, arricchendosi di aftershow e workshop formativi.
Fedele alla formula dei free festival, quest’anno _reset è ripartito da dove si era concluso l’edizione passata, trasferendosi nell’inedita sede di TurinEye in Borgo Dora, il “pallone aerostatico frenato più grande al mondo”.

Ogni anno il tema varia, e in base ad esso la compagna di comunicazione imperniata sul claim dichiara il concept della singola edizione: per il 2015, «Io sono la musica che ascolto». Entrare in gioco attivamente come ambasciatori della voce dei musicisti emergenti in Italia, dove il panorama non si prospetta per nulla fertile, non è cosa semplice. Perciò, perché non convogliare in modo nuovo l’energia della moltitudine di concerti prevista in scaletta? L’energia, si sa, non si crea né si distrugge: è così che Torino in questi giorni si è fatta (anche) laboratorio a cielo aperto grazie al nuovo volto dei workshop, occasione preziosa per tutti coloro che abbiano l’ambizione di fare della musica una professione o semplicemente interessati a studiarne le dinamiche in relazione al mercato musicale italiano, godendo parallelamente di un’offerta live di alto livello. Una rivoluzione passata sotto il nome di “MAKE!”, incentivo esplicito a mettersi in gioco per ideare nuove strategie fruibili: il nuovo progetto sperimentato è #hangarmusic, ed è stato possibile grazie alla collaborazione con Piemonte Live entrando così in Hangar, il progetto della Regione Piemonte volto a sviluppare competenze e capacità imprenditoriali in ambito culturale. «L’obiettivo è quello di realizzare un vero e proprio programma formativo dedicato ai giovani musicisti, addetti ai lavori e operatori culturali piemontesi, per completare con la musica il percorso innescato da Hangar Piemonte», specificano nel sito i responsabili dell’evento.

1441711510_resetfestival si configura infatti come «un incubatore di esperienze attivo dodici mesi l’anno a sostegno dell’emersione con lo scopo di creare una cultura della musica», nel rispetto della sua genesi, legata all’esigenza di una rete tra musicisti e addetti ai lavori operanti nella città di Torino. Nel corso degli anni il festival vanta di aver lanciato e visto sul palco nuovi artisti oggi affermatisi: Levante, Kutso, The Sweet Life Society (ne avevamo parlato qui), Nadar Solo, Daniele Celona, Bruno Bavota, Eugenio In Via Di Gioia, Pagliaccio, Cecilia. Perché dunque non sfruttare una risorsa tale per sviluppare competenze imprenditoriali applicate a un ambito culturale? Così, da sette anni chiunque avverta l’esigenza di “imprendere” la propria band e/o musica trova in _reset un porto sicuro in cui esercitare – gratuitamente – le proprie conoscenze in temi come gestione di imprese culturali, music business, costruzione di team di lavoro, comunicazione, crowdfunding e organizzazione di eventi live, in un evento a 360° che cerca un proseguo nel fitto ciclo di appuntamenti musicali del Torinese. A questo punta _reset: seminare ogni anno spunti per la creazione di nuove reti, un percorso di sviluppo costante in grado di «trascendere i massimi sistemi della teoria e calarsi nella realtà del contesto musicale in maniera innovativa».

Così, tra i pregevoli live serali e pomeridiani che hanno animato Borgo Dora, a _resetfestival sono state presentate realtà come Sofar Sounds, network di concerti segreti nato a Londra nel 2009 e sviluppatosi in 175 città in tutto il Mondo, e si è potuto contare sugli interventi di professionisti del settore (Perturbazione, BMG, BBDO, Rumore, Color Sound – Alternative Produzioni, Hitweek e molte altre) o della comunicazione declinata sulla gestione di proprio progetto musicale, fino a spiegare che cos’è e come funziona oggi un ufficio stampa, e come affrontare gli scogli dei finanziamenti e delle diverse forme contrattuali da un punto di vista legale. Vere e proprie “classi” aperte a un massimo di 50 partecipanti, che non hanno trascurato il ponte tra realtà e business parlando anche di musica dal vivo: preparazione, comunicazione, cachet e altre peculiarità dell’orbita della concertistica. Quest’anno inoltre _reset si è ricollegato ai TOdays, avuti luogo appena due settimane fa a Torino in collaborazione anche con Scuola Holden, in un fil rouge pensato per gli startuppers.

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Non solo: nemmeno la scelta del luogo risulta casuale. Col patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Torino e della Circoscrizione 7 – e grazie all’appoggio dell’Associazione Commercianti Balon – la manifestazione ha scelto di svilupparsi nell’area di Borgo Dora e del Balon con il preciso intento di concorrere alla valorizzazione e riqualificazione del quartiere multietnico della città, esaltando la sua anima policulturale; per l’occasione il 12 settembre si è tenuta la prima Notte Bianca del Balon, che ha animato le strade solitamente adibite al famoso mercato con mostre fotografiche, esposizioni d’arte, musica, performance di live drawing, giocoleria, aree dedicate alle start up e alle attività delle associazioni del territorio e dei locali, aree dedicate ai produttori artigianali di food and beverage locali e nazionali. Camminare per le strade del Balon, di sera in particolare, non è mai stato così suggestivo: la movida si è sviluppata organicamente attraverso la graziosa via Borgo Dora, ricca di locali caratteristici, per sfociare nella piazza antistante il Maglio e la Holden, animata dalla musica di _reset e da un frizzante vociare, all’ombra di un suggestivo spettacolo di luci sul pallone del TurinEye. E per le vie gremite di astanti curiosi, meravigliati e poi ancora entusiasti, una era la costante positiva riflessione scaturita da questo bell’incontro: «E se fosse una nuova San Salvario?».

Elena Sparacino

Ci fu un tempo in cui voleva fare la giornalista; poi ha capito che quello che in realtà voleva fare era scrivere, che è una cosa diversa. Laureata in Comunicazione, ama amare le cose: soprattutto, ama il teatro su e giù dal palco, ama l’enogastronomia, ama l’arte, ama viaggiare, ama conoscere, e ama farsi contraddire scoprendo e condividendo nuovi punti di vista. «O' capisti? Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu»: per Vento Nuovo si occupa di cinema e spettacolo, con inevitabili incursioni digitali e gastronomiche.

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