Di Cristiano Ottaviani

Alexis Tispras non ha semplicemente perso, ma, con la sua umiliante sconfitta, ha dimostrato tutto ciò che politicamente non bisogna fare. Non amo giudicare umanamente le persone, ma la sensazione che avevo sul suo conto era sbagliata. Pur non considerandolo un politico eccezionale, pensavo fosse almeno coraggioso e di tempra, un Allende entrato in un gioco più grande di lui. Falso. La sua firma sul trattato capestro, che consegna il suo paese ai “nazi euristi” e alla finanza internazionale, è un gesto di una povertà morale terrificante e grida vergogna.

Ho sempre sostenuto che è totalmente inutile contestare il sistema di austerity e di progressivo impoverimento voluto dalla Germania  e dai banchieri, senza essere pronti a rompere sulla moneta unica. Il motivo è semplice, se anche in tutti i governi dell’area sud dell’euro ci fossero governi “realmente” contrari all’ austerity e chiedessero di cambiare le regole, i paesi ricchi del nord, che sono quelli che comandano, lo impedirebbero. Se si resta, in altre parole, nella gabbia eurista sono  gli animali più feroci a fare i padroni.Ciò che hanno dichiarato l’ex ministro Varoufakis e Tsipras al riguardo è illuminante. Non ci possono essere dubbi: non è possibile negoziare  i desiderata tedeschi in maniera incisiva, stando nell’area euro, senza essere pronti ad uscirne.

L’errore fatale di Tsipras è stato non prendere in considerazione il piano b, ovvero l’uscita dalla moneta unica. A differenza di quanto il primo ministro ellenico blatera confuso nelle ultime ore, se il suo governo  non  ha preso questa decisione, ciò non è avvenuto per motivi tecnici.Ricordiamo che  la sostenibilità di un uscita greca dalla gabbia della moneta unica è ritenuta fattibile da  diversi economisti di fama mondiale tra cui il premio nobel keynesiano democratico Krugman, per il quale il ritorno alla dracma è si un pericolo, ma  per la Germania, visto la ripresa economica greca che seguirebbe.

La verità è che Tsipras ha detto no ad ogni ipotesi di uscita dall’euro per ideologia.  Per i greci, che hanno sempre avuto un economia periferica e debole, l’euro è uno status. In passato i politici delle corrotte oligarchie di potere elleniche sono stati compiacenti con il sistema “eurista” anche a causa del desiderio di difendere le loro consorterie.
Tsipras, l’uomo nuovo,  avrebbe potuto con realismo e serietà rivedere  i dogmi euristi, ma  non lo ha fatto perché rappresenta una sinistra, tra l’altra finanziata dallo speculatore internazionale George Soros,  culturalmente incapace di leggere il capitalismo e i  processi politici complessi, quindi  totalmente inadatta a cambiare  le cose.  Qualcuno. me compreso, ha sperato che il suo diniego a uscire dalla moneta unica fosse tattico , motivato dal desiderio di farsi cacciare per mostrarsi  vittima, nel caso in cui avesse dovuto dichiarare insolvenza. In realtà questa ipotesi non è stata minimamente presa in considerazione dal governo di Atene,  e quando Varoufaxis  pragamticamente  ha tentato di muoversi in questa direzione è stato costretto alle dimissioni

Se  Tsipras avesse voluto abbandonare l’euro, dichiarando tra l’altro insolvenza, si sarebbe dovuto assicurare consenso interno e opportune coperture internazionali. Il governo avrebbe dovuto avere il sostegno delle forze armate e dell’ordine, ma soprattutto la consapevolezza, da comunicare anche e soprattutto  al proprio popolo, di essere in  uno stato di “guerra”.

Quello che stiamo vivendo è un conflitto senza proiettili, per carità; i banchieri e il IV Reich per ora non sparano; ma  certamente  economico, mortale, sanguinario. Tsipras, a causa della sua impreparazione, si è trovato disarmato di fronte ad un minacciato shock , legato all’assenza di liquidità, e ha capitolato,  firmando condizioni simili a quelle che i francesi imposero alla Germania dopo la prima guerra mondiale.I tedeschi, e i loro vassalli, senza problemi hanno minacciato di tagliare alla Grecia anche le coperture sanitarie. Persino una nullità totale come  il socialdemocratico  Schulz, subito dopo il referendum, ha schiumato rabbia e ha aperto una parentesi sugli “eventuali” aiuti umanitari nel caso in cui gli ellenici avessero osato opporsi ai loro ordini.

Il finanziamento,forse,  concesso alla Grecia le toglie ogni possibilità di ripresa, taglia ancora di più lo stato sociale e obbliga il governo a costruire un fondo di garanzia verso i creditori, dove inserire quasi tutto ciò che resta del patrimonio di stato. Un accordo capestro vergognoso, che apre alla finanza internazionale, attraverso le privatizzazioni, il definitivo controllo neocoloniale del paese e che consente ai banchieri, veri destinatari dei fondi di salvataggio decisi dalla troika, di incassare cospicue  speculazioni.

Il parlamento greco è orgoglioso, i tedeschi e i loro” fratelli ariani” impazienti . Il popolo ellenico sta cominciando a prendere consapevolezza e a chiedersi come sia possibile firmare una simile capitolazione, senza combattere.Se Tsipras avrà la fiducia, dovrà fare il Monti greco, se sconfitto verrà sostituito da un Monti greco. In ogni caso la situazione, grazie ancora una volta all’insipienza teutonica e dei loro “quisling”, è drammatica. La Grecia va verso la guerra civile, con Alba Dorata, destinata a divenire il primo partito d’opposizione  e con Putin, la Cina e le loro ambizioni mediterranee sullo sfondo.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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