IL MERCATO DELL’INFANZIA
Il desiderio di scrivere è nato in me spontaneamente, come “catarsi dell’anima”. Sono cresciuta avvolta dalle fragranze dell’arte in ogni suo senso e sfumatura, sia quelle della musica e della pittura sia quelle del teatro.
Nonostante la mia profonda passione per i grandi scrittori delle liriche sentimentali, quali Pablo Neruda e Jacques Prevèrt, le mie opere raramente parlano d’amore. Potrei descriverle piuttosto come un urlo e una preghiera, la denuncia del mondo odierno e delle sue ingiustizie, tragedie e sofferenze umane. Scrivo per scuotere le coscienze altrui e far riflettere il lettore, per porre un’unica domanda, che da secoli rimane senza risposta:”Dove vai, Umano? Eterno viaggiatore. Nel lungo peregrinare hai sbagliato la strada (…)” Su questa pagina, grazie alla gentilezza della poetessa Valeria Davide, vorrei condividere con Voi una mia lirica tratta dall’ultima silloge “Peccati”, edita da Antologica Atelier Ed. di Lucia Lanza.

MARIA MADDALENA di Izabella Teresa Kostka, in arte Sabrina Sognando 
Mia madre m’ha venduta.

Fanciulla paffuta, ancora grezza,
per i sacchi di grano ha tradito purezza,
per sfamare i cuccioli aggrappati al grembo.

Ha pianto di notte sazia di vergogna.

Mi hanno comprata, deflorata, bestemmiata,
al mercato dei corpi dagli sputi umiliata,
svuotata, riempita di ogni sporcizia,
derisa, annientata con pungente malizia.

Mi hanno buttata nel limbo del mondo
tra gli artigli sporgenti di potente lussuria,
scarnata di notte nei tempi segreti,
marionetta sfruttata dai loro piaceri.

Ora vendo me stessa per donare speranza
a quel fresco germoglio nel peccato nascente,
per proteggere le albe del suo futuro
sopporto le fiamme di questo inferno.

Lapidatemi,
uccidendo un urlo del mio dolore!

 
 
Sono molto affascinata dalla figura di Maria Maddalena,perché rappresenta l’umanità che  cade ma sa rialzarsi riuscendo a diventare anche la prima tra i discepoli. Maddalena è stata sempre identificata nei vangeli come la peccatrice, la prostituta che lava e unge i piedi di Gesù. Eppure fu la prima testimone della resurrezione di Cristo: l’ultima delle donne che ha il privilegio di incontrare il Cristo risorto. Tuttavia la Maddalena di cui parli nella tua poesia cara Izabella è invece una vittima innocente di realtà agghiaccianti (molto diffuse) che vedono famiglie così povere costrette a vendere le loro figlie costringendole a una vita da schiave sessuali; spose bambine spesso picchiate e stuprate a ripetizione. Paesi che per religione o per povertà estrema sono dei veri e propri paradisi per pedofili. È una lirica molto toccante e ben scritta e che apre un nodo in gola già nel primo verso «Mia madre m’ha venduta»: qui vi è tutta la rabbia per aver ereditato una vita da marionetta (che non merita nessuno) nelle mani perverse di orchi. Scrivi «Ha pianto di notte sazia di vergogna» e traduco la rassegnazione di queste creature a vivere di questi abusi che (quasi sentendosi  in debito con i genitori) non  reclamano i loro diritti, ma li piangono di notte quando nessuno vede e quando almeno in quel momento gli viene consentito di essere ancora se stessi, con i loro sogni che non volano più. Sento il crollo dell’autostima nel bellissimo verso che recita «Mi hanno buttata nel limbo del mondo» e che descrive l’inferno che vivono queste bambine   in uno spazio che non è nè vita nè morte, ma un luogo di incertezza umana dove non sei niente, dove appartieni solo a un destino infame. «Ora vendo me stessa per donare speranza/» leggo il triste epilogo di ciò che sarà il futuro per la maggior parte di loro: si troveranno incinte chissà di chi e costrette a fare scelte estreme per sfamare i propri figli con l’unico sistema che hanno appreso dalla scuola della vita ovvero vendersi. Nel finale della poesia un grido, una richiesta di libertà: «Lapidatemi,/uccidendo un urlo del mio dolore/». Senza parole.. I media ogni volta che una di queste bambine viene brutalmente ammazzata ci fanno sapere che le istituzioni si stanno occupando sempre di più di questo triste fenomeno. Sarebbe bello crederci. Complimenti Izabella per la tua silloge che consiglio di leggere e che contiene questa lirica che ha saputo dare voce con crescente enfasi a quei teneri volti senza dignità e senza nome, dipingendo con maestria i loro occhi velati di disperazione. Ti ringrazio per avermi scritto e ti lascio un pensiero sull’abuso: «Puoi anche rubarmi  le parole ma non potrai avere mai la mia anima, mentre tu mostrerai sempre la tua, semmai ne possiedi una».
Valeria Davide – poetessa

 

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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