“Maledirò l’istante in cui ti vidi e provai un grande senso di appartenenza al tuo piccolo e amabile corpo. Alla tua pelle sempre profumata di addii insensati. Alla mia fronte sulla tua bocca. Alle tue risate soffocate dalle ultime leggere lacrime. Ti amerò anche allora. Tu non me lo lascerai fare. Ma io continuerò a farlo”.
Per un grammo di gioia – Lucy Gemma
Mi ero stancata di essere il piccolo scricciolo tra le mani di quell’uomo forte e bellissimo. Me l’aveva forse chiesto? No, non l’avrebbe fatto mai. Eppure sapevo che se avesse avuto la possibilità di scegliere chi amare lui si sarebbe ridotto in brandelli pur di non portarmi con sè. Io non sarei sopravvissuta a quel mondo dorato e pieno di ricordi e nessuno avrebbe scritto il resto della storia.
Ti avrei atteso guerriero… Più di quanto tu non avessi immaginato. Avrei lavato i tuoi stivali e la tua divisa e ti avrei baciato come se nessuno avesse mai potuto darmi un altro solo istante con te.
Avrei voluto mani più grandi e occhi meno deboli per proteggerti dal mio essere bambina, nuda tra le tua mani, piccola e sola, inchiodata con tutta l’anima ai tuoi occhi e ai tuoi desideri più belli e intramontabili. Avrei voluto braccia più forti per stringerti senza la paura di tutto quello che sarebbe successo di lì a poco, senza conoscere il vero volto del terrore per il timore stesso di perdere le tue mani, grandi e protettive. Avrei tanto desiderato avere gambe più veloci per renderti fiero della mia corsa verso di te e invece posseggo due piccole catenelle ingarbugliate su se stesse, incapaci di stare in piedi ad aspettarti.
E’ freddo qui nella radura, ma io non avverto nulla. Solo il vento sul viso e non ne conosco l’intensità né la velocità, non mi importa. Non mi importa perché sono sola e non ho interesse per il vento che brucia veloce la mia faccia triste. Non posseggo protezioni sul mio corpo, sulle piccole cicatrici che solcano questo viso stanco della luce improvvisa in cielo, un lampo sordo e non ci sei più, un batter d’ali sbagliato e irreversibile nel modo più ingiusto e riprovevole.
Come avrei potuto immaginare che un giorno l’avrei avuta vinta io? Posso parlare in questo modo ancora per un po’? Sono sicura che me lo permetterai e non avrai paura di ascoltare le mie flebili parole incazzate. Ho odiato il tuo modo di andare via per sempre dalla mia vita e odio ancora il modo con cui ritorni prepotentemente nel mio cuore. E’ sbagliato? Mi domando. E’ sbagliato non aspettare altri che te? Per qualche motivo che conosco molto bene, non è sbagliato e mai lo sarà. Resterò in attesa di quelle grandi mani su di me, senza poterle avvertire mai più del grande rischio che corrono ad attraversarmi il cuore ogni volta. Provo ancora la sensazione immutata di respirare accanto al tuo corpo caldo e protettivo, non temo di impazzire per il dolore, non potrei, mi sei accanto con una tale intensità da non poter temere nulla. Se il mio cuore sarà deciso nell’abbandono, sono certa che avrà una buona ragione per arrendersi del tutto nel bel mezzo del tuo ricordo, timido e profumato come la tua nuca sulla mia pelle sola e impaurita.
C’è un momento nella vita di ognuno di noi, un piccolo e temibile momento in cui scopriamo le vicendevoli verità nascoste e siamo certi di quello che vediamo, possediamo prove invalidanti per qualunque obiezione e siamo nudi di fronte agli specchi che raccontano le stesse insormontabili bugie. Sappiamo con certezza di aver amato davvero, di aver messo ogni parte del nostro grande e abominevole Io tra le mani di una persona incredibilmente vera e forte. Siamo sull’abisso dei sentimenti più proibiti e guardiamo giù alla ricerca di due occhi che parlano da sé, col sorriso di chi ha amato e continua a farlo, pensando che il momento in cui ci siamo innamorati è lo stesso che ci spingerà a vivere, ancora per un po’, ancora per sempre.
