Roberta Pagani è una cantante milanese molto dotata vocalmente che ha iniziato la sua carriera musicale nel lontano 2001 come voce solista in un coro gospel.
Nel suo curriculum anche un diploma in canto lirico presso il Conservatorio G. Donizetti di Bergamo, dove ottiene anche la licenza di Teoria e Solfeggio, uno in canto classico (triennio) all’Accademia Internazionale della Musica dove ha anche conseguito il diploma in Teoria e Solfeggio, Pianoforte Complementare, Armonia Complementare, Storia della musica e un attestato di frequenza al corso per Operatore di Laboratori Musicali organizzato dall’Accademia del Teatro alla Scala.
Il suo nuovo disco “Libera te” potrebbe essere considerato una sorta di versione al femminile del grande Franco Battiato, musicista che Roberta stima profondamente sin da quando faceva parte de “I Cancelli della Memoria“, gruppo con cui riproponeva i pezzi dei primi album del noto cantautore siciliano come “Fetus” e “Pollution”.
Tuttavia sarebbe alquanto limitante fermarsi qui in quanto i riferimenti sonori varcano anche i confini oltralpe arrivando persino al regno unito quando si ascolta “La Legge di Darwin”, in cui pare di risentire gli Ultravox (il gruppo di Midge Ure) con la loro “We Stood Still”.
Il suo è un elettropop, genere alquanto insolito da proporre in Italia, molto gradevole sin dal primo ascolto, sin dalle prime note di “Nuova Luna” che apre questa piccola gemma che è “Libera Te”.
Parte del merito però va anche ad Alessio Pierro, che certamente avrà avuto una grande influenza nella crescita professionale di Roberta.
Fino ad oggi ero convinto che la musica elettronica non si sarebbe mai potuta conciliare con una voce acuta e quasi mai effettata, ma ascoltando pezzi quali “Tesla” e la title track mi sono dovuto ricredere.
Il punto più alto del disco però lo si raggiunge nella quarta canzone, “Gocce d’Inconscio”, in cui sembra di tornare indietro di trent’anni , alle atmosfere tipiche dei Matia Bazar dei tempi di “Tango” e “Aristocratica”.
C’è però qualcosa anche dei Krisma di Maurizio Arcieri e di Christina Moser (soprattutto in “Naturale”) e dei Subsonica (in “Respiro”); insomma un raffinato mix di sintetizzatori, tastiere e voce che incrociano le proprie strade senza voler primeggiare (semmai si coadiuvano per rendere il tutto ancora più gradevole).
Se volete passare quasi trenta minuti in compagnia di una voce angelica, di musiche elettropop e di liriche intriganti avete fra le mani il disco giusto.
Nel suo curriculum anche un diploma in canto lirico presso il Conservatorio G. Donizetti di Bergamo, dove ottiene anche la licenza di Teoria e Solfeggio, uno in canto classico (triennio) all’Accademia Internazionale della Musica dove ha anche conseguito il diploma in Teoria e Solfeggio, Pianoforte Complementare, Armonia Complementare, Storia della musica e un attestato di frequenza al corso per Operatore di Laboratori Musicali organizzato dall’Accademia del Teatro alla Scala.
Il suo nuovo disco “Libera te” potrebbe essere considerato una sorta di versione al femminile del grande Franco Battiato, musicista che Roberta stima profondamente sin da quando faceva parte de “I Cancelli della Memoria“, gruppo con cui riproponeva i pezzi dei primi album del noto cantautore siciliano come “Fetus” e “Pollution”.
Tuttavia sarebbe alquanto limitante fermarsi qui in quanto i riferimenti sonori varcano anche i confini oltralpe arrivando persino al regno unito quando si ascolta “La Legge di Darwin”, in cui pare di risentire gli Ultravox (il gruppo di Midge Ure) con la loro “We Stood Still”.
Il suo è un elettropop, genere alquanto insolito da proporre in Italia, molto gradevole sin dal primo ascolto, sin dalle prime note di “Nuova Luna” che apre questa piccola gemma che è “Libera Te”.
Parte del merito però va anche ad Alessio Pierro, che certamente avrà avuto una grande influenza nella crescita professionale di Roberta.
Fino ad oggi ero convinto che la musica elettronica non si sarebbe mai potuta conciliare con una voce acuta e quasi mai effettata, ma ascoltando pezzi quali “Tesla” e la title track mi sono dovuto ricredere.
Il punto più alto del disco però lo si raggiunge nella quarta canzone, “Gocce d’Inconscio”, in cui sembra di tornare indietro di trent’anni , alle atmosfere tipiche dei Matia Bazar dei tempi di “Tango” e “Aristocratica”.
C’è però qualcosa anche dei Krisma di Maurizio Arcieri e di Christina Moser (soprattutto in “Naturale”) e dei Subsonica (in “Respiro”); insomma un raffinato mix di sintetizzatori, tastiere e voce che incrociano le proprie strade senza voler primeggiare (semmai si coadiuvano per rendere il tutto ancora più gradevole).
Se volete passare quasi trenta minuti in compagnia di una voce angelica, di musiche elettropop e di liriche intriganti avete fra le mani il disco giusto.


