di Fabio Camillacci

Rispetto a 15 anni fa, non sembra nemmeno il massimo campionato italiano di calcio. Non ci sono più i campioni di un tempo, il livello qualitativo è basso, il bel gioco (tranne eccezioni) latita; come se non bastasse, tra sponsor, iniziative di beneficenza e altro, la Serie A è diventata un vero e proprio caleidoscopio: assistiamo continuamente al rimescolamento dei colori sociali dei 20 club partecipanti. Che fine hanno fatto le casacche da gioco tradizionali? In questa 11° giornata si è superato il limite.

La Juventus capolista, in tenuta “azzurro Nazionale”, rifila 7 gol ad un Parma inguardabile come la maglia che indossa: di un verde che si mimetizza col green del terreno di gioco. Sembra l’Avellino più che il Parma. Poi scopriamo che si tratta del verde di Vorwerk Folletto sponsor dei ducali. Certo, dobbiamo dire che le aspirapolveri non hanno aiutato Donadoni a togliere le incrostazioni che inchiodano gli emiliani in fondo alla classifica. L’ex ct azzurro è sempre più a rischio esonero. Vanificata la bella vittoria contro l’Inter. Durante la sosta per gli impegni delle Nazionali, il patron Ghirardi potrebbe prendere una decisione in merito alla panchina. Tornando all’orribile maglia verde, è comunque apprezzabile l’iniziativa resa nota dal direttore generale del Parma Leonardi: le casacche dello 0-7 incassato allo Stadium (peggior sconfitta del Parma in A) andranno all’asta e il ricavato verrà devoluto agli alluvionati parmensi colpiti dall’esondazione del torrente Baganza.

La maglia amaranto stile Livorno o Reggina (con un blu che ricorda pure l’Aston Villa) non porta fortuna alla Lazio che cade a Empoli sotto i colpi di “Big Mac” Maccarone. Che c’entra l’amaranto con lo storico biancoceleste? Nulla. Giriamo comunque la domanda allo sponsor tecnico Macron, fiduciosi di ricevere una risposta.

Sempre in tema di maglie assurde, fa veramente ridere il siparietto vissuto in prima persona durante le partite della domenica pomeriggio guardando “Diretta Gol” di Sky Sport: quasi non ci si accorgeva del passaggio di linea tra Verona (Chievo-Cesena 2-1) e Palermo (Palermo-Udinese 1-1). Al Barbera, siciliani nella versione più classica: in rosanero. Al Bentegodi, invece, un atipico Cesena in rosanero: maglia rosa, la terza da gioco, dedicata al compianto “pirata” del ciclismo Marco Pantani. E il tradizionale bianconero romagnolo va a farsi benedire. Nel frattempo, il Cesena perde l’importante sfida salvezza col Chievo e torna penultimo, scavalcato proprio dai clivensi guidati da un redivivo Pellissier: doppietta per l’attaccante valdostano che dunque interrompe nel migliore dei modi un lungo digiuno. Tutto ciò a 35 anni.

Ancora strane maglie. Nel posticipo, la Roma in divisa nera alla Diabolik, cala il tris contro un modesto Torino e resta a -3 dalla Juventus battistrada. I giallorossi sono parsi ancora convalescenti dopo l’ottobre nero, nero come la maglia; ma, almeno il gioco è tornato brillante. E presto Rudi Garcia avrà una freccia in più al proprio arco: Kevin Strootman. L’olandese è tornato in campo dopo 8 mesi di assenza causa il gravissimo infortunio al ginocchio. “Er lavatrice”, come lo chiamano i tifosi romanisti, ha ricevuto l’ovazione più grande di tutta la serata andata in scena allo stadio Olimpico.

Nell’altro posticipo, l’Inter in pigiama delude. D’accordo, l’orario del posticipo consente di mettersi in panciolle; ma chi sta a casa, non chi scende in campo. Maglie simili a un indumento da notte, squadra addormentata, tecnico pure. Al Meazza finisce 2-2: altalena di emozioni, rigore parato da Handanovic a Toni ed espulsione di Medel compresi. Doppietta del solito Icardi: l’attaccante argentino sta trovando un’importante continuità. Ma, il resto non va proprio. Mazzarri, in totale confusione, rimane sulla graticola di Thohir.

Maglia tradizionale per il ritrovato Napoli che espugna Firenze. Colpo grosso firmato Higuain: “el pipita” si è sbloccato e non si ferma più. A secco il capocannoniere Callejon, raggiunto in vetta da un super Carlitos Tevez: doppietta per l’Apache, da antologia il primo dei due sigilli dello juventino. Higuain sale a quota 6. Ma la vera notizia è che la difesa dei partenopei, per la terza gara consecutiva, non prende gol. ‘A nuttata post eliminazione Champions, sembra passata. Attacco esplosivo, difesa blindata: così il Napoli, attualmente terza forza del campionato, può veramente andare molto lontano. Unica nota stonata: l’infortunio al ginocchio di Insigne. Si teme un lungo stop per l’attaccante napoletano. Nella Fiorentina, sempre in tema di attaccanti, si è rivisto invece Mario Gomez, ma, il vero gioco di Montella ancora non si vede.

Tra anticipi e “lunch match”. L’anticipo per i mercati asiatici Cagliari-Genoa, si chiude sull’1-1: fanno tutto i sardi. Autorete per il pareggio genoano e rigore fallito. Nelle gare del sabato, il Sassuolo smarrisce la via della rete e al Mapei Stadium fa zero a zero contro l’Atalanta. Mentre il Milan dell’ex bomber Pippo Inzaghi, a Genova contro la Sampdoria, festeggia il ritorno al gol di El Shaarawy. Un pirotecnico 2-2 che però non serve a nessuno: la Samp perde il terzo posto, il Milan non si riscatta dopo il capitombolo interno col Palermo. E già, rispetto a 15 anni fa, non sembra nemmeno il massimo campionato italiano di calcio. Un dato su tutti: 15 anni fa infatti il Milan si laureava campione d’Italia (1999).