di Fabio Camillacci

Campionato pazzo. Pazzo, ricco di sorprese, ma pur sempre mediocre e livellato verso il basso. Nella 10° giornata in versione “spezzatino”, abbiamo assistito all’ennesimo ribaltone in vetta. In una settimana, infatti, il vertice della classifica è cambiato per ben tre volte: domenica 26 ottobre Juventus al comando con 3 punti sulla Roma, aggancio giallorosso nel turno infrasettimanale, Juve nuovamente a +3 dopo l’ultimo turno. Insomma, un trionfo del “3”.

In copertina, la meritata vittoria del Napoli e una domanda: “Cosa sta succedendo alla Roma?”. Un mese da archiviare in fretta per la truppa di Rudi Garcia: la sconfitta avvelenata di Torino contro la Juve (con l’arbitro Rocchi nelle vesti di regista), il tracollo casalingo in Champions League col Bayern Monaco (1-7) e adesso la netta sconfitta del San Paolo. Sconfitta maturata in un’atmosfera anomala e pesante in ricordo della morte di Ciro Esposito; la Roma vista a Fuorigrotta è troppo brutta per essere vera. Una squadra irriconoscibile: mai in partita e letteralmente schiantata, a tratti dominata dai partenopei che si rilanciano pure in classifica grazie alla prodezza di Higuain e al guizzo del solito Callejon, capocannoniere della Serie A con 8 sigilli.

Un successo importante che per il morale dei campani può rappresentare il punto di partenza per spiccare il volo. ‘A nuttata stavolta è veramente passata? I prossimi impegni ce lo diranno.  Intanto, è stata splendida la prestazione dell’intera compagine di Rafa Benitez: il Napoli più bello visto in questo inizio di stagione. Grande attenzione e compattezza in difesa, raddoppi di marcatura, sovrapposizioni sulle fasce, verticalizzazioni letali, mediana più viva, tanto fiato nei polmoni e birra nelle gambe. Gli azzurri evidentemente hanno dato tutto per onorare il tifoso ucciso dal “romanista” Daniele De Santis detto “Gastone”. Era giusto così.

E la Roma? Come detto, non pervenuta. Ma a preoccupare l’ambiente giallorosso non è tanto la battuta d’arresto di sabato scorso, quanto un trend cominciato con la mazzata bavarese. Da quella terribile notte è cambiato qualcosa. La Roma non è più quella bella e sicura ammirata allo Juventus Stadium, dove avrebbe vinto se Rocchi non avesse arbitrato a senso unico (torneremo sull’argomento sabato 8 novembre alle 17 all’interno de “L’Asso nella Manica”, trasmissione prodotta da AssoTutela e in onda su Teleromauno; canale 271 del digitale terrestre) . Totti e compagni devono ritrovare personalità e sicurezza, ultimamente latitanti dalle parti di Trigoria. Il contraccolpo psicologico dell’1-7 non è ancora stato smaltito; dev’essere smaltito presto, altrimenti: addio sogni di gloria. Preoccupa anche la condizione fisica della Roma.

La Juventus ovviamente ha approfittato del favore per restare al comando da sola con 3 punti di vantaggio sui giallorossi. Ma come a Reggio Emilia (Sassuolo) e a Genova (Genoa) anche a Empoli la Vecchia Signora ha sofferto più del previsto. Stesso discorso fatto per la Roma: le due sconfitte rimediate in Champions (contro Atletico Madrid e Olympiakos) hanno portato nervosismo e fatto riaffiorare vecchi fantasmi e incertezze.

La Juve, con Allegri al timone, da l’impressione di non essere più il rullo compressore guidato da Antonio Conte. Soprattutto in trasferta, la squadra bianconera fatica troppo per andare in gol. Ad esempio, contro il non eccezionale Empoli ha risolto la pratica solo un ritrovato Pirlo col solito calcio di punizione al vetriolo. Oltretutto, sull’1-0 Buffon ha dovuto compiere un miracolo per mantenere la porta inviolata. Il gran gol di Morata è un buon segnale per il prosieguo della stagione, anche se Llorente rimane fondamentale per il gioco di sponda voluto dall’ex tecnico milanista. Problemi a parte, Juventus e Roma restano le regine del campionato e le principali candidate alla conquista dello scudetto: salvo colpi di scena che in un campionato così pazzo sono possibili. Potrebbe spuntare una “terza incomoda” a sorpresa.

La “marmellata” avanza. Al momento però, alle spalle di Juve e Roma, in classifica c’è una sorta di “marmellata” che col tempo potrebbe delineare meglio i reali valori in campo. In rialzo le azioni di Lazio e Sampdoria. I biancocelesti nel “Monday Night” dell’Olimpico, rifilano un netto 4-2 al Cagliari dell’ex Zeman. La squadra di Pioli sta bene ed è ricca di qualità: può andare lontano. I blucerchiati invece confermano di essere in un gran momento di forma: il 3-1 alla Fiorentina è pesantissimo e fa emergere una Viola sulle montagne russe. Montella non riesce a dare continuità ai risultati della squadra gigliata. In calo l’Udinese di Stramaccioni, strapazzata al Friuli dall’ottimo Genoa di Gasperini. In una settimana: terza vittoria consecutiva per Gasp, e che tris! Successo a Verona contro il Chievo, exploit contro la Juventus e ora il colpo gobbo di Udine nonostante la 6° rete dell’intramontabile Di Natale, secondo in classifica cannonieri. E’ proprio un bel momento per le compagini di Genova.

Crollo Milan. La vera grande sorpresa della giornata arriva da San Siro: rossoneri battuti 2-0 al Meazza dal Palermo che affonda la squadra di Pippo Inzaghi in tre minuti: micidiale uno-due con autorete di Zapata e raddoppio di Dybala. Nuovo campanello d’allarme per il Milan: tre gare (di cui due giocate in casa) senza vittorie, ma, 2 pari e una sconfitta. Brutta cosa. E così, per la corsa al terzo posto la classifica diventa una sorta di “marmellata”: da Lazio e Samp (19 punti) all’Inter (15), ci sono 7 squadre racchiuse in quattro punti.

Mazzarri, profondo nerazzurro. L’Inter cade ancora, questa volta in casa del Parma fanalino di coda. Autentica boccata d’ossigeno per i ragazzi di Donadoni dopo una lunga striscia di sconfitte. L’allenatore dei ducali allontana (almeno per ora) il rischio esonero. Esonero che invece a questo punto diventa sempre più probabile per Walter Mazzarri. A nulla è servito il cambio di modulo: il passaggio dal 3-5-2 al 4-3-1-2 ha prodotto solo un’involuzione sul piano del gioco rispetto a quanto fatto vedere mercoledi scorso contro la Sampdoria a San Siro. I tifosi interisti continuano a chiedere il licenziamento di Mazzarri: non a caso a Parma c’era uno striscione che invocava il ritorno di Roberto Mancini in panchina. ET, al secolo Erick Thohir, ci sta pensando da tempo. Le prossime partite saranno decisive per il futuro di Mazzarri. D’altronde, noi di Ventonuovo scriviamo da inizio stagione che Mazzarri a Thohir e al resto della dirigenza nerazzurra (tranne il direttore dell’area tecnica Ausilio) non piace affatto.

Le altre partite. All’Olimpico di Torino, tra granata e Atalanta, un punto per uno che serve a entrambe per muovere la classifica. Reti bianche e poche emozioni: prevale la prudenza. Stessa solfa al Bentegodi tra Chievo e Sassuolo. Al Chievo fanalino di coda, il pareggio fa comodo per frenare l’emorragia di punti; gli emiliani dal canto loro allungano la serie di risultati utili. Un pareggio anche tra Cesena e Verona. Campionato pazzo si, ma pur sempre all’insegna della mediocrità. Comunque, tutto può succedere.