Dal comunicato stampa, l’evento ideato dal Consorzio FIA, in programma dal 22 al 25 ottobre 2014, sembra avere una risonanza culturale non indifferente. Molteplici i «contenuti artistici» articolati in «tre universi di discorso»: rapporto tra arte e città, rapporto tra arte e cibo, rapporto tra arte e mercato. Quest’ultimo sembra reggere tutto il Contemporary Art Week del quartiere Brera di Milano.

Una fiera, oltre che di opere artistiche, anche di parole come arte urbana, recuperare, reinterpretare, potenzialità artistica ed espressiva, sperimentazione, multisensoriale, multimediale, culturale, internazionale… e chi più ne ha più ne metta. Il privato si mescola al pubblico attraverso patrocini e sostegno economico in un mix dal risultato non convincente, come i video e i materiali dell’edizione 2013 diffusi in rete. Non convince neanche il fatto che sul comunicato stampa il «notevole sostegno istituzionale» venga strumentalizzato per riconoscere all’evento «rilevanza artistica e sociale», testo riportato addirittura in grassetto. Siamo in Italia e più precisamente a Milano. Un autoreferenzialità inutile. Niente a che vedere con gli eventi affini Artissima e ArtVerona dove vige chiarezza e professionalità nel proporsi al pubblico come eventi prima di tutto fieristici, che promuovono il mercato dell’arte e quindi l’arte stessa. Facendo bene il loro lavoro, i “cugini” torinesi e veronesi favoriscono la cultura che gira intorno all’essere “vetrina dell’arte”, arricchendo l’esperienza maturata nel tempo con il supporto di curatori e comitati organizzativi, selezionando per il pubblico eventi collaterali ben definiti e di qualità. (chapeau!)

Brerart invece sembra esplodere in una nube di arte, cibo, design, street-art, party, performances, etc. che sembrano essere tenuti insieme da una sorta di speculazione intellettuale accompagnata da una sfilza di trademarks e brands. Un intricato labirinto di iniziative difficili da consultare anche sul sito web dove i contenuti sono talmente disorganizzati da mettere in ombra persino il lodevole tentativo di promuovere i graffiti in ambito fieristico. L’impressione è quella di un calderone dai mille volti truccati male. Un calderone che fa solo fumo. Fumo negli occhi.

Tiziano Manna

Credo nel cambiamento, nella qualità della vita e dei rapporti umani, nell'elevazione dello spirito. Penso esista sempre un'alternativa etica alle possibilità che si presentano ogni giorno. Per questo scrivo.

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Di Tiziano Manna

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