di Giovanni Lucifora
E’ il primo giugno del 2001. Serena Mollicone esce di casa. Abita ad Arce, un paesino della Ciociaria vicino Sora. La diciottenne, poco prima delle 9, è all’ospedale di Isola del Liri dove deve sottoporsi ad un’ortopanoramica. Dopodiché torna ad Arce. Questa è la ricostruzione che però presenta alcune anomalie. Le testimonianze infatti non concordano ma la tesi più accreditata è che la ragazza alle 13,15 era di ritorno a casa. Da questo momento però di lei non si sa più nulla. Quando il fidanzato, M. F., nel pomeriggio non riesce a contattarla avverte il padre di Serena che dopo affannate ricerche, verso sera, avvisa i carabinieri.
La notte trascorre senza notizie. Il padre, Guglielmo, fa stampare dei volantini e attacca manifesti con il volto della figlia sui muri del paese. A quel punto tutta Arce si attiva per trovare Serena ma si fa di nuovo sera e notte poi il mattino successivo l’angoscia lascia spazio alla disperazione quando, a mezzogiorno, in un boschetto, i volontari della Protezione civile trovano il corpo in una radura di Fontecupa, frazione di Anitrella, a pochi chilometri da Arce.
Il cadavere è tra la sterpaglia, la testa è imbustata, braccia legate dietro la schiena con nastro adesivo e filo metallico, anche le gambe e i piedi sono legati con filo metallico. La bocca e il naso sono tappati con carta assorbente. Intorno ci sono i suoi libri, dei fogli e un paio di forbici. Sono invece spariti un mazzo di chiavi, lo zaino e il portafogli.
Dopo l’autopsia si scolgono i funerali. E’ il 9 giugno, dopo la veglia funebre, il papà di Serena trova in un cassetto il cellulare della figlia, cellulare che era stato cercato senza successo dai carabinieri. Gli inquirenti intanto iscrivono sul registro degli indagati il padre, il fidanzato, uno zio, il nonno, vari amici e alcuni conoscenti. La presunta svolta però arriverà solo due anni dopo, il 6 febbraio del 2003 quando viene arrestato C. B., un carrozziere del posto.
Il suo alibi sembra confuso e un nastro adesivo (marca ‘Ghost’) simile a quello trovato sul corpo di Serena è in una sua vecchia casa. Nell’officina invece viene trovata una parte del presunto biglietto dell’appuntamento che Serena aveva con il dentista (dove la ragazza stava andando dopo l’ortopanoramica). Si fanno le prime ipotesi: l’uomo le avrebbe dato un passaggio portandola poi nel boschetto di Fontecupa e al rifiuto di una prestazione sessuale l’avrebbe uccisa.
Il 14 giugno il carrozziere è davanti alla Corte d’assise di Cassino. L’accusa chiede 23 anni ma l’uomo sarà assolto. Dopo 17 mesi di carcere, C. B. torna in libertà. I pubblici ministeri ricorrono in appello ma anche nel secondo grado risulterà innocente e la Cassazione lo assolverà definitivamente. Dunque nulla di fatto. L’assassino di Serena Mollicone è ancora libero.
C’è un episodio poi che lascia pensare. Il brigadiere dei carabinieri che indagava sul caso si suicida. Si sarebbe ucciso sparandosi un colpo di pistola al cuore. Secondo gli inquirenti il gesto estremo del militare sarebbe legato a motivi sentimentali ma gli amici e la famiglia del carabiniere invece la pensano in modo differente. Per la figlia del brigadiere il padre durante le indagini sarebbe venuto a conoscenze di qualcosa che però non poteva rivelare.
“Mio padre – dice la figlia – non è riuscito a tenersi tutto dentro e ha deciso forse di chiudere la sua vita in questo modo. Forse era stato minacciato, forse dalla stessa persona che gli aveva chiesto di non dire niente. Forse le minacce erano anche nei nostri confronti, poteva succederci qualcosa. Forse per proteggerci ha deciso di suicidarsi”.
Il militare, due giorni prima, era stato ascoltato come persona informata sui fatti e in quell’occasione aveva dichiarato che il giorno della scomparsa, Serena era andata in caserma. Lui era di piantone. L’aveva fatta entrare dopo aver ricevuto l’autorizzazione da ‘qualcuno’ che si trovava nell’appartamento privato del comandante, il maresciallo F. M.
Il brigadiere però non aveva saputo riconoscere se quella voce all’interfono fosse proprio del comandante oppure del figlio. Un fatto però sembrerebbe certo: Serena, prima di sparire, era entrata in quella caserma e si era avviata nell’appartamento del comandante.
g. l.


