di Maurizio Compagnone

Il Regno Unito ha vinto contro gli independetisti, prossimo passaggio il trasferimento dei poteri da Londra ad Edimburgo.
Gli ultimi giorni di campagna ha visto scendere a fianco degli indipendentisti scozzesi molti movimenti separatisti europeei, pronti a catapultare il risultato sperato nelle loro regioni, quale mezzo di persuasione verso gli incerti.
Ma la loro presenza non ha sortito l’effetto sperato, il “NO” si attesta al 55,3% il “SI” al 44,7%.
Nonostante la presenza massiccia al voto, lo spazio tra i rebbi dell forchetta sono rimasti invariati.
Molti dei filo indipendentisti si sono presentati al seggio vestiti con costume flokloristico al suono delle cornemuse, un Referendum che si è fatto sentire molto per il folklore messo in campo dagli indipendentisti.
Gli attivisti del “NO”, nonostante la sconfitta, hanno ballato e cantato tutta la serata.
Il primo commento è venuto dal Premier britannico Cameron, il quale si felicitato di come è andato il voto e ha aggiunto “ci avrebbe spezzato il cuore vedere la fine del Regno Unito se avesse vinto il SI”.
Nelle strade, nei pab molti piangono sapendo che si sono giocati una grande possibilità che mai più capiterà.Nello stesso tempo neppure i tifosi del “NO”, dovrebbero cantare
vittoria, 1.6 Mil di persone hanno votato per il “SI” e questo rappresenta un problema di non poco conto per il Governo Cameron.
I parlamentari scozzesi faranno pesare quel voto con continue rivendicazioni pro Scozia e questo potrebbe mettere a rischio la solidità del governo.
Se oggi il risultato fosse stato diverso molte banche erano pronte a lasciare la Scozia e questo avrebbe contribuito a destabilizzare il settore finanziario scozzese.
Anche in Europa si è tirato un sospiro di sollievo sono molti i paesi che sono nelle stesse condizioni della Gran Bretagna, Spagna, Belgio, Francia, Italia, Ungheria, Germania, Portogallo, sono solo alcuni dove sono presenti movimenti indipendentisti.
Dalla Scozia è stato mandato un messaggio all’Europa che speriamo venga recepito, un Regno Unito richiede una Europa Unita.
Il governo Cameron ora che il “NO” ha vinto deve mantenere le promesse fatte nel suo tour elettorale in Scozia a sostegno del “NO”, un nuovo Welfare, maggiori rimesse verso la Scozia e maggiori poteri al Governo decentrato di Edimburgo.
Cameron ha dichiarato che il Parlamento scozzese voterà separatamente in materia di fisco, spesa e economia, lo stesso accadrà per il Galles e l’Irlanda del Nord. In gennaio la costituzione sarà rivista in funzione della riorganizzazione decentrata.
In una vittoria schiacciante del “SI” credevano i tanti giovani che si sono avvicinati alle urne per la prima volta, anche i promotori erano convinti che il voto a 16 anni sarebbe stato determinante per l’agognata indipendenza.
Per tutta la notte si è festeggiato nelle strade ma sopratutto nei pub, molti venuti da fuori città e tanti da Londra, tra i presenti tanti turisti che non volevano mancare a questo grande evento di portata storica.
Per tutto il giorno i seggi sono stati presi d’assalto, milioni di sms sono partiti dai telefonini verso tutti i numeri presenti in rubrica, questo referendum sarà ricordato anche per l’apporto dato dai social network. Il voto finale ha fotografato uno paese profondamente diviso, se nella principale citta della Scozia “Glasgow” il “SI” ha vinto, i voti espressi non sono stati suffcienti a mitigare la marea di “no” pervenuti dal resto della Scozia.
E’ possibile analizzare il voto in funzione della provenienza, mentre nelle città ha vinto il “SI” espressione di una crisi socio economica cha ha impoverito le stesse, lo stesso non si può dire delle aree rurali, qui qualità della vita e benessere sono fattori determinanti.
Nelle aree rurali vivono per lo più aristocratici, proprietari terrieri e piccoli imprenditori che rappresentano il vivace tessuto economico della Scozia.
La vittoria del “NO” rappresenta anche una vittoria per Cameron, in caso di voto contrario la sua leadership si sarebbe opacizzata, Cameron rimarrà al suo posto, ma non può neppure dormire sugli allori, deve immediatamente pensare alla riorganizzazione degli stati federati, oggi la Scozia domani l’Irlanda del nord e magari dopo domani il Galles.
Dovremmo fare tesoro da questo Referendum, da uomini che credono profondamente nella sacralità delle Istituzioni siamo orgogliosi di affermare che in Scozia si è assistito ad un importante processo democratico, un’alta affluenza alle urne e il rispetto dei vincitori verso gli avversari, vero esempio di una maturità dei popoli in evoluzione.

Maurizio Compagnone
Opinionista de “La Gazzetta italo brasiliana”, “La Piazza” di Caracas e
di Un Mondo di Italiani

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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