di Gianluca Fabi

“Credo proprio che la vita non abbia senso”. Con queste semplici e inequivocabili parole il regista Woody Allen ha presentato alla stampa il suo ultimo film “Magic Moonlight”. Non è certo una sorpresa che questo concetto sia stato espresso dall’artista newyorkese, la sua filmografia è intrisa di riflessioni sulla vita e la sua incomprensibile finitezza. Le storie che ha raccontato e che continua a proporre sono una sintesi a volte amara e a volte divertente del non senso dell’esistenza, della sua grande bellezza, che poi  si trasforma in una drammatica presa di coscienza sulla vacuità del vivere. “Ogni cento anni si tira lo scarico e milioni di persone non esistono più” ha detto Woody ai giornalisti, qualcuno avrà anche riso, non comprendendo quanto fosse seria e drammatica la riflessione.

Non a caso è  Ingmar Bergman  un punto di riferimento per il cineasta americano. La regia del grande maestro svedese ha inesorabilmente esplorato l’inconscio umano , realizzando opere che hanno lasciato il  segno sia per il grande valore artistico, che per la capacità d’inchiodare lo spettatore alle sue fragilità psichiche. Bergman ricercava un segnale una piccola certezza in  quello che lui chiamava il “silenzio di Dio”, non risparmiando nulla ai suoi personaggi, spesso protagonisti di veri e propri naufragi nel mare della mente. Da “Il posto delle fragole” a “Persona” arrivando a “Funny e Alexander” il senso della vita di Bergman è una miscela di malinconia, dolore e speranza che vaga di pellicola in pellicola alla ricerca di una risposta che non è  mai arrivata.

“Muoiono solo gli stronzi”. A completare la mia personalissima trilogia del senso della vita versione grande schermo, non poteva mancare Mario Monicelli. L’ha pronunciata lui questa formidabile battuta sulla fine dell’esistenza, con cinismo toscano e geniale umorismo, l’autore de “La grande guerra” mostrava tutto il suo timore verso la morte, che decise di conoscere in solitudine, attraverso il gesto estremo del suicidio. Monicelli, artisticamente parlando non ha mai filosofeggiato sulla vita, tranne che in un film, il più drammatico e triste, anche se tutto il pubblico lo ricorda per le risate che caratterizzavano ogni scena: “Amici miei”. La saga travolgente e malinconica di Tognazzi e compagni, palesa infatti la contraddizione esistente tra gioia di vivere e il trascorrere del tempo che rende vano qualsiasi sforzo ulteriore di rendere ancora più divertenti i giorni che passano.

Allen, Bergman e Monicelli. Il cinema la servizio dell’insostenibile leggerezza dell’essere, senza però dimenticare i Monty Python quando dicono:” il senso della vita? be’, non è niente di speciale… siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione.”