di Lucy Gemma
“Non deve essere stato semplice per lui mollare tutto e tutti così, all’improvviso. Credo che quel suo bel faccino nasconda qualcosa di più”, commenta Sylvia.
Helène guarda fuori dalla finestra che si affaccia sul grande parcheggio blu. Le macchine stanno lasciando ordinatamente il loro posto, ma quella di Matt Darson sembra restia a qualsiasi tipo di movimento.
Il suo viso freddo è fisso sull’asfalto bagnato, pare stia assistendo a qualcosa di meraviglioso che è in corso per lui soltanto, quasi come se le goccioline avessero iniziare a danzare riportandolo con la mente in chissà quale florido e felice periodo della sua vita prima di loro. Era arrivato lì da un anno ma sin dall’inizio le aveva dato l’impressione di essere ossessionato da un passato davvero indimenticabile, forse c’era stata una donna o forse un bambino, qualcosa da cui fuggire per sopravvivere. Pensava che con un po’ di fortuna si sarebbe trovata inesperta in fatto di uomini e lui le avrebbe spiegato ogni cosa. Ma la fortuna non era proprio sulla sua strada e chissà perché neppure lui. Ma questo Helène non poteva saperlo.
“Matt?”
Lui era appena rientrato in ufficio e il suo viso era profondamente cupo, l’espressione tradiva risentimento e codardia.
“Dimmi pure”.
La voce era gelida come non lo era stata mai, penso Helène, e non riusciva darsi una spiegazione plausibile per il suo dannato cattivo umore.
“Sono stata da George. Ho spostato la riunione con la Benefit Bank a mercoledì prossimo, come mi avevi chiesto”.
“Perfetto”.
I suoi occhi vagavano per la stanza, non la stava ascoltando sul serio, sembrava essere altrove.
“Matt, cos’hai?”
Lui sembrò uscire da uno stato di trance perchè lei se n’era accorta, come avrebbe potuto non rendersene conto poi? Era sempre stato aperto, disponibile e sorridente con tutti. Con lei in particolar modo.
“Quelli della Mutual mi hanno dato filo da torcere. Tutto qui”.
“Ma hai detto che hanno dato il loro consenso per procedere, non è così?”.
“Si, dopo ore di estenuanti trattative. Sono solo stanco, Helène”.
Quello lì non era certo l’uomo di cui si era innamorata. Matt si imbronciava, certo, non parlava per ore se un accordo saltava o se i suoi clienti abbandonavano un progetto all’ultimo momento. Dava di matto quando scopriva i giochi loschi dei suoi avversari e aveva coraggio da vendere quando si trattava del suo lavoro. Quando era arrivato in ufficio a Gennaio, lei si era vista crollare castelli e castelli di buone intenzioni. “Stai lontana dagli uomini” era certamente in cima alla lista. L’aveva conosciuto di persona solo dopo tre giorni, perché aveva ancora un briciolo di dignità per se stessa e sapeva che sarebbe andata perduta se l’avesse guardato negli occhi per più di due secondi. Se l’era ritrovato in ufficio e non ricordava esattamente come, poi, nel letto di casa sua. Che squallido clichè, aveva pensato allora. Ma si sbagliava. Quell’uomo non era un clichè e mai lo sarebbe stato. Se ne innamorò senza accorgersene. Cadde in una trappola allucinante a sentir parlare le sue amiche. A lei non importavano quelle chiacchiere. Matt era quello giusto. Aveva per lei attenzioni pazzesche, aveva imparato a calmarla quando dava di matto, quando fuggiva da sua madre e dalle sue stupide etichette, quando un cliente la faceva imbestialire citando leggi inesistenti e pretendendo di saperne più di lei. Sapeva baciare il suo volto adirato e distenderne i lineamenti, sceglieva le parole giuste per farla sentire amata, poco importava se per una sera, Helène era grata a quell’uomo. Una piccola parte di lei sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontare qualcosa, non sapeva spiegarsi il perché ma aspettava pazientemente uno sconvolgimento assurdo nelle loro vite. O forse solo nella sua.
“Sei sconvolto. Questo temporale dev’esserti entrato nelle viscere”.
Si accorse che lei capiva e che non poteva esserle indifferente un cambiamento del genere. Così si decise a vuotare il sacco.
“Oggi ho ricevuto una telefonata importante. Non pensavo potesse sconvolgermi tanto eppure mi ha lasciato di stucco. Te ne avrei parlato più tardi”.
“Qualcosa mi dice che non stai parlando di qualche cliente”.
Sentiva le gambe cedere ad ogni sua parola, sembravano liquefarsi sul pavimento.
“No, infatti. E’ una questione abbastanza delicata. Siediti, ti prego”.
SIEDITI, TI PREGO.
“Sto bene così”.
Lui prese un lungo respiro e poi buttò la verità sulla sua scrivania, sotto gli occhi sconvolti di Helène, in quel silenzio assurdo dell’ufficio alle otto di sera.
“Mia moglie Brigitte sta entrando in questo palazzo, tra pochi minuti sarà qui”.
Parte I – To be continued…
