È piovosa oggi Torino, come ogni volta che piange un addio.
Giorgio Faletti si è spento oggi, 4 luglio, all’età di 63 anni. A darne notizia è Mario Calabresi, direttore de La Stampa, su Twitter: “E’ morto Giorgio #Faletti un uomo dalle tante vite, tutte ben fatte, cabarettista, cantante, scrittore, attore”. Già nei giorni scorsi, l’artista aveva annunciato l’annullamento delle date prossime dei suoi spettacoli per questioni di salute. “Cari amici – aveva scritto sul suo sito – purtroppo a volte l’età, portatrice di acciacchi, è nemica della gioia. Ho dovuto a malincuore rinunciare alla pur breve tournée per motivi di salute legati principalmente alle condizioni precarie della mia schiena, che mi impedisce di sostenere la durata dello spettacolo. Mi piange davvero il cuore perché incontrare degli amici come voi è ogni volta un piccolo prodigio che si ripete e che ogni volta mi inorgoglisce e mi commuove. Un abbraccio di cuore. Giorgio”.
Da tempo ormai Faletti stava combattendo una coraggiosa e dignitosa battaglia contro un tumore, di cui si apprende oggi. Nato ad Asti il 25 novembre del 1950, laureato in Legge, visse una vita di uomo di sconfinata cultura e poliedrica versatilità artistica: Faletti è stato comico, attore, cantante, scrittore, compositore, paroliere, sceneggiatore, e persino pittore. Tifoso della Juventus e appassionato di motociclismo, dopo la laurea in Giurisprudenza, decide negli anni Settanta di buttarsi nel mondo dello spettacolo iniziando come cabarettista nel locale cult della comicità milanese, il Derby, faccia a faccia con il pubblico. Nel 1985 raggiunge la notorietà col personaggio di Vito Catozzi, nella cornice del programma televisivo Drive In, di Antonio Ricci; nello stesso periodo non mancò di prendere parte a collaborazioni con artisti italiani del calibro di Raffaella Carrà, Zuzzurro e Gaspare, Pippo Baudo, Marisa Laurito, Jovanotti, e Toto Cutugno.
Quattamente seppe, con la sua caratteristica maestria, intrufolarsi lentamente nell’ambiente della musica, esordendo nel 1988 con un mini-album intitolato Colletti bianchi, colonna sonora di una serie tv dallo stesso titolo nella quale era fra i protagonisti, a cui seguirono altre opere e una prova d’autore quale Traditore, scritta per essere interpretata dalla maestosa voce di Mina (esperimento reiterato per Giovane vecchio cuore, portata a Sanremo da Gigliola Cinquetti). Partecipò lui stesso tre volte al festival di Sanremo, dove nel 1994 ne uscì secondo, premiato oltretutto dalla critica con la canzone Signor tenente (ispirata alle stragi di Capaci e di via D’Amelio): si trattò di una svolta epocale, lasciando un marco indelebile. La canzone inoltre, inserita in seguito nell’album Come un cartone animato, gli fruttò il primo disco di platino per le vendite, il Premio Rino Gaetano – riservato alla componente letteraria delle canzoni – e il successo lo rese richiestissimo come compositore da Fiordaliso, Milva, Masini e da Angelo Branduardi (suo l’intero album Il dito e la luna).
Nel 2002 sorprese tutti con un twist letterario pubblicando il suo primo thriller, Io uccido, che vendette oltre quattro milioni di copie, a cui seguirono nel 2004 Niente di vero tranne gli occhi e successivamente Fuori da un evidente destino e Io sono Dio. Nella letteratura Faletti scovò un angolo di inedita libertà espressiva, i suoi libri furono tradotti in 25 lingue e pubblicati con successo crescente, oltre che nel Vecchio Continente, anche in America Latina, in Cina, in Giappone, in Russia e dal 2007 pure negli Stati Uniti e nei paesi di lingua anglosassone. Nel 2005 si fece testimonial per una campagna in favore della tutela del diritto d’autore, ricevendo nel novembre dello stesso anno dal Presidente della Repubblica il Premio De Sica per la Letteratura.
Quell’inquietudine d’animo in piena, così tipica delle menti creative, lo condusse a sperimentare anche le pieghe della settima arte: così nel 2006 si propose come attore interpretando Antonio Martinelli, lo ‘spietato’ professore di Notte prima degli esami, a cui concesse una profonda e incisiva umanità; la brillante interpretazione gli valse la nomination al David di Donatello come migliore attore non protagonista. Successive meritevoli apparizioni sul grande schermo si contano poi in Cemento armato, Baarìa di Giuseppe Tornatore e ne Il sorteggio di Giacomo Campiotti.
Quello a cui viene spontaneo a pensare, quando un personaggio vive una vita pubblica, intensa ed eclettica, è prima di tutto l’uomo; oggi l’Italia era attonita, alla sua scomparsa. Uno degli emblemi culturali del Paese, se non si esagera. A fine 2002 era stato colpito da un ictus, uscendone senza gravi conseguenze, per poi ritirarsi alla silenziosa lotta contro il suo male incurabile. Perché la cultura, la sconfinata cultura che traspariva cristallina a ogni riga, ad ogni sguardo, ad ogni movimento, era quella di chi ha delle fondamenta che nemmeno una malattia può stroncare; perché era una cultura di matrice gentile. I più grandi personaggi pubblici sono profilati dal loro rispetto per il prossimo. “Sii gentile, sempre”, disse un altro grande uomo di cinema scomparso prematuramente, per lo stesso male, pochi mesi fa. E si può dire che nel fervore personale e professionale di Faletti, il fil rouge fosse proprio questo, nonché la ragione per cui viene così semplice compiangerlo e ricordarlo: per la sua sensibilità grezza, una grande umanità nascosta da un viso duro, le meno palesi, forse le più sincere.
Ecco il messaggio che lo scrittore e attore, presidente della Biblioteca Astense, inviò in occasione della conferenza stampa di presentazione del festival Passepartout. Il testo era stato inviato da Los Angeles, dove Faletti si trovava per le cure: «Non sono presente alla conferenza stampa di presentazione di Passepartout. Purtroppo a volte la vita ci mette molto più ingegno e molto più impegno nel mettere i bastoni fra le ruote piuttosto che nell’aiutare gli esseri umani a realizzare i propri desideri. In questo momento sono all’estero, dove mi sto curando per un guaio di salute piuttosto rilevante e che spero si risolva nel migliore dei modi. Credo di potere essere a casa in tempo per la manifestazione e mi scuso fin da ora se la mia latitanza ha creato qualche problema all’organizzazione. Da quando sono stato nominato Presidente della Biblioteca ho cercato di fare quanto era in mio potere per dare una mano a questa importante istituzione in tutte le sue sfumature e dettagli, mettendo a disposizione la mia poca esperienza e il mio grande entusiasmo, peraltro condiviso da un gruppo di lavoro che non esito a definire meraviglioso. Per cui ritengo mio preciso dovere confermare che i buoni risultati ottenuti sono frutto di un lavoro comune. Le carenze le ritengo solo ed esclusivamente colpa mia. Abbraccio tutti da un posto così lontano e diverso da fare capire definitivamente quanto è bello essere nato e vivere ad Asti». Firmato, Giorgio Faletti.



