Claude Achille Debussy nacque il 22 agosto 1822 a Saint-Germain-en-Laye, in Francia. Pianista e compositore, è considerato uno dei massimi esponenti dell’«Impressionismo musicale». Sebbene tale titolo lo insignì di numerose innovazioni, egli non lo apprezzò mai particolarmente: preferiva infatti essere definito un “simbolista”, per via delle sue frequentazioni artistiche.
claude-debussy-150-anni-nascitaFiglio di modesti commercianti, nel 1867 si trasferì con la famiglia a Parigi. Durante la sua infanzia non si occupò affatto di musica, ma all’età di nove anni, mentre soggiornava presso la casa di una zia materna, decise di prendere lezioni di pianoforte da un vecchio maestro piemontese di nome Cerruti. L’anno seguente venne ammesso al conservatorio di musica della città, e a undici anni entrò a far parte della classe di solfeggio del temerario Levignac: qui nacquero i primi dissapori con il maestro per via delle limitazioni che la teoria del solfeggio stesso imponeva. Successivamente entrò nella classe di pianoforte del maestro Marmontel, ma ben presto (nel 1877, dopo nemmeno tre anni) si vide costretto a lasciarla per la sua indisciplinatezza. Raffinato e musicale interprete ed esecutore, nel 1884 vinse la prestigiosa borsa di studio “Prix de Rome” per la composizione “Enfant prodigue”, e per tre anni frequentò l’Accademia di Francia, a Roma.
Ma se non condusse a perfezione la sua tecnica, fu tuttavia, al pianoforte, uno charmeur.

“La sonorità delle sue esecuzioni era squisita; la sensibilità dell’interpretazione perfetta” (M. Emmanuel)

Durante il soggiorno italiano compose “La Damoiselle élue”, poema lirico di grande pathos e dolcezza. L’opera risentì fortemente dell’influenza del compositore tedesco Richard Wagner, ascoltato da Debussy nel 1888, in occasione del “Festival wagneriano” a Beyreuth, in Germania.
Un’ altra influenza visibilmente rilevante nelle sue composizioni fu la musica modale di Mussorgky che gli offrì spunti per la creazione di nuovi sistemi armonici, per ritmi additivi non divisibili e per una drammaturgia diversa da quella di Wagner.

Rientrato a Parigi, nel 1892 Debussy cominciò a lavorare alla sua opera più celebre, il poema sinfonico “Prélude à l’après-midi d’un faune”. Ispirato all’omonimo poemetto in versi alessandrini “Il pomeriggio di un fauno” del poeta simbolista Stéphane Mallarmé, l’opera segnò l’affermazione di Debussy come compositore, e inaugurò la stagione dell’Impressionismo musicale, corrente che intendeva superare le costruzioni dell’armonia tradizionale in favore di una maggiore varietà ritmica e timbrica.

“Con il suo Impressionismo Debussy colora le note di nuove sfumature, e conduce l’ascoltatore in un mondo di suggestioni al tempo stesso intense e rarefatte.”

Interessanti risultarono, inoltre, i tre “Nocturnes” per orchestra del 1899. Slegati da ogni regola accademica e ricchi d’atmosfera, i tre brani sono evocativi già a partire dai titoli: “Nuages”, “Fêtes” e “Sirènes”.

Gli ultimi anni della vita di Debussy furono assai tristi; da lungo tempo colpito da un male inguaribile, vide durante il periodo della guerra farsi sempre più difficili le sue condizioni materiali. Morì a Parigi il 25 marzo 1918 a cinquantacinque anni. Quello che contraddistinse le sue composizioni fu la scelta di abbandonare i vincoli del linguaggio armonico per andare alla ricerca di una sintesi fortemente melodica. Il compositore parigino si servì della scala esatonale (basata su sei note a distanza di un tono, e non sulla tradizionale scala diatonica, formata da tono – tono – semitono – tono – tono – tono – semitono) per catapultare l’ascoltatore in un mondo astratto, simbolico e sfuggente. Queste innovazioni in campo armonico e stilistico rivoluzionarono il mondo della musica colta e aprirono la strada allo stile musicale moderno.

“La musica di Debussy è senza possibilità di evoluzione, ed è rimasta imprigionata per sempre nelle seduzioni dei suoi paradisi artificiali.”

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i. Riferimenti bibliografici: François Lesure, Debussy. Gli anni del simbolismo, EDT, Torino 1994; AA.VV., Dizionario delle Opere e dei Personaggi, Bompiani 2006

Francesca Papagni

Sono Francesca Papagni, studentessa di Lettere, e scrivo di arte, musica, letteratura, teatro, non a caso le mie più grandi passioni. Sono alla continua ricerca di una personale «folle condizione ideale» per evadere da quell'immobilismo ristretto che pervade talvolta la realtà. La mia vita è un filosofico mix tra un film alleniano e un quadro escheriano: frenetica, sottosopra e in bianco e nero. Sensibile e riflessiva, a volte prolissa ed enigmatica, ironica e sarcastica al punto giusto, sogno di poter lavorare un giorno nell'immenso mondo dell'"Ars Litterae", adattandomi a qualsiasi sfaccettatura professionale ad essa correlata, per condividere con gli altri quel senso di «curiositas» che muove il mondo.

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Sono Francesca Papagni, studentessa di Lettere, e scrivo di arte, musica, letteratura, teatro, non a caso le mie più grandi passioni. Sono alla continua ricerca di una personale «folle condizione ideale» per evadere da quell'immobilismo ristretto che pervade talvolta la realtà. La mia vita è un filosofico mix tra un film alleniano e un quadro escheriano: frenetica, sottosopra e in bianco e nero. Sensibile e riflessiva, a volte prolissa ed enigmatica, ironica e sarcastica al punto giusto, sogno di poter lavorare un giorno nell'immenso mondo dell'"Ars Litterae", adattandomi a qualsiasi sfaccettatura professionale ad essa correlata, per condividere con gli altri quel senso di «curiositas» che muove il mondo.