di Cristina Caruso
Il problema delle cadute è all’ordine del giorno, soprattutto se si tratta di soggetti anziani e affetti da artrosi. Un problema stimato, in Italia, al 28,6% delle persone con sessantacinque anni e più, di cui il 43% cade più di una volta.Nella maggior parte dei casi, le cadute avvengono in casa, in particolare in cucina, e per cause accidentali o per riduzione della forza muscolare. Un supplemento di vitamina D è spesso raccomandato per prevenire le cadute, anche se i trial clinici e le meta-analisi di vari studi hanno riportato risultati contrastanti.
Una metanalisi, recentemente pubblicata su una nota rivista scientifica, ha studiato il valore di fare ulteriori studi clinici randomizzati e controllati che valutino gli effetti della vitamina D sulle cadute, grazie ad un’analisi sequenziale con una soglia di riduzione del rischio del 15%. SI è utilizzato un tipo di analisi sequenziale dei trial che ha portato ad un cumulativo di meta-analisi , riducento il rischio di risultati falsi – positivi e mantenendo il rischio complessivo d’errore tra l’1 e il 5%. In venti studi controllati randomizzati esistenti ( n = 29 535 ) , la stima dell’effetto per la vitamina D con o senza calcio sulle cadute restava al limite dell’inutilità, fornendo la prova che la supplementazione di vitamina D non modifica il rischio relativo del 15 % o più. In un’analisi di sensibilità, utilizzando una soglia di riduzione del rischio del 10 %, non cambia il risultato statistico. In conclusione, possiamo dire che la supplementazione con vitamina D , con o senza calcio, non riduce le cadute del 15 % o più . Studi futuri con disegni simili sono improbabili da modificare queste conclusioni . Allo stato attuale,prescrivere la vitamina D per prevenire il rischio di cadute resta ingiustificato.
Fonte: http://www.thelancet.com/journals/landia/article/PIIS2213-8587(14)70068-3/fulltext


