A 70 giorni dall’insediamento di Renzi & C. al Governo del Paese e a un mese dai fatidici 100 giorni (che guarda caso cadranno qualche giorno dopo gli scrutini delle elezioni europee) bisogna riconoscere che dal più giovane dei leaders italiani dopo Mussolini di elargizioni e promesse economiche ne sono state fatte tante, ma con limitate coperture alle voci di spesa e di stimolo alla ripresa!
Non si tratta di fare il menagramo, bensì di leggere tra i vari documenti programmatici per scoprire che le attese di tassazione ulteriore dei consumi (altro incremento dell’IVA?) e dei risparmi oltre il 26% (vogliamo far tornare a fuggire i capitali?) sono tra l’altro basate su ottimistiche previsioni di crescita nell’anno in corso (tutta da verificare) e sopratutto in quello che verrà. Esattamente come afferma il “passeggere” nell’operetta morale di Leopardi a proposito dell’almanacco per l’anno venturo, tutti sono convinti che sarà “migliore assai” ma nessuno sa il perché.
È il pendolo dell’economia -dicono i più- che finalmente dovrebbe oscillare in senso opposto al recente (e travagliato) quinquennio di arretramento. Ma è come contare sulla statistica del tempo atmosferico: prima o poi arriva e allora è inutile affannarsi troppo. Con il bel tempo si lavorerà meglio.
Io tuttavia resto istintivamente ottimista, dal momento che, con una nuova ventata di relazioni internazionali gli investitori globali stanno tornando a valutare le opportunità italiane e questa è sempre una buona notizia.
Da tempo affermo -spesso solitario- che il male del Bel Paese è stata, da Monti in poi, innanzitutto la fuga dei capitali e oggi si assiste contemporaneamente a due fenomeni apparentemente contraddittori: la fuga dai titoli italiani dei piccoli risparmiatori e il ritorno di interesse per l’Italia da parte dei grandi capitali! Non c’è che dire, è un bel risultato per gli ex-comunisti al governo, ma è già qualcosa.
La fiammella della ripresa sta fiocamente respirando nuovo ossigeno, seppur seppellita sotto una coltre di interessi particolari, tasse, disastri, debiti e inefficienze collettive. Il panorama è aggravato da una perenne situazione di campagna elettorale, in nome della quale i partiti invadono i mezzi di informazione usandoli come propri organi interni e non lasciano che le altre notizie si diffondano, contribuendo alla disinformazione generale. Nel mese di Febbraio l’Economist aveva pubblicato un articolo in cui si prospettava uno scenario ideale da “Goldilock e gli Orsetti” :
http://www.economist.com/news/finance-and-economics/21595934-investors-have-been-forced-reassess-their-rosy-view-goldilocks-and-bears
[1] un popolare cartone animato per bambini in cui la scena è mantenuta dalla protagonista sempre in una situazione di mezzo, né troppo buona né troppo cattiva. L’articolo in realtà si proponeva proprio di smentire quel sentimento comune di essere arrivati nella “terra di mezzo”, in cui per incanto i prati sono sempre verdi e il cielo è sempre blu, facendo invece notare che è forse vero il contrario. La volatilità dei mercati finanziari e l’instabilità politica internazionale non lasciano affatto tranquilli gli investitori e quindi i medesimi investono meno di quanto potrebbero sul futuro.
Purtroppo i problemi generali, nostrani e delle economie occidentali, non sono mai stati davvero affrontati: né quelli italiani dove manteniamo una spesa pubblica più alta di quasi il 10% rispetto alle entrate (non sia fuorviante la proporzione del 3% con il PIL: se a casa vostra spendeste costantemente il 10% in più di ciò che incassate voi andreste presto in rovina) né quelli globali che vedono forti contrapposizioni tra gli interessi di Occidente, Medio Oriente ed Asia, e un eccesso di debiti pubblici delle grandi economie finanziati dagli avanzi monetari del nuovo mondo e da una politica di monetizzazione di quei debiti che rischia solo di accrescersi nei prossimi mesi a causa delle notevoli instabilità degli equilibri internazionali.
I mercati finanziari scacciano la paura concentrandosi sul fatto che le Banche Centrali ancora continuano a immettere nuovo denaro nel circuito finanziario e le grandi imprese nel mondo hanno fatto in questi ultimi anni molti più profitti che non mai.
L’Europa ha stampato meno denaro sino ad oggi ma sta preparandosi a farlo in grande stile, avendo preso atto degli svantaggi derivanti dall’eccesso di rivalutazione dell’Euro sulle altre monete.
Ma la debole crescita mondiale che a malapena tiene il passo con l’incremento demografico, stenta a trainare la crescita del benessere collettivo e soprattutto stenta a trainare la crescita dei paesi periferici, avendo già mostrato il suo volto più deteriore con la recente fuga generalizzata dei capitali dai Paesi Emergenti, cosa che rischia di polarizzare sempre più le fonti del benessere tra poveri e ricchi del pianeta. Un recentissimo libro che si propone di analizzare distribuzione della ricchezza le mondo e le sue cause ha avuto un successo letterario globale:
http://books.google.it/books?id=T8zuAgAAQBAJ&printsec=frontcover&dq=Thomas+Piketty%3A+Capital+in+the+Twenty-First+Century&hl=it&sa=X&ei=V-phU4nTBYT7PNvwgKgE&ved=0CDYQ6AEwAA#v=onepage&q=Thomas%20Piketty%3A%20Capital%20in%20the%20Twenty-First%20Century&f=false
Uno scenario tutt’altro che tranquillo che si riflette in un’Italia inquieta, incerta se credere alle promesse di Renzi o tornare a svoltare a destra.
Una situazione che sta sospingendo le quotazioni dei beni-rifugio per chi vuole cristallizzare ricchezze finanziarie oggi flottanti in acque incerte. Ecco dunque che tutti comprano oro, diamanti e opere d’arte (soprattutto in Italia dove è meglio non avere beni al sole), mentre il comparto immobiliare continua le proprie difficoltà anche perché è considerato indicatore di ricchezza tassabile. E, sintantoché non arriva qualche mano santa, chi ha un’impresa (soprattutto se piccola o piccolissima) non vede l’ora di sbolognarla, anche a causa delle difficoltà burocratiche e degli eccessi fiscali.
Renzi dovrà combattere soprattutto la caduta di entusiasmo nel nostro Paese, al di là delle ideologie e delle contrapposizioni. Dovrà riuscire a far cambiare idea ai giovani che vogliono emigrare o andare a studiare all’estero. Dovrà riuscire a tranquillizzare gli imprenditori, soprattutto se giovani o piccoli, sul fatto che il nostro Paese non ha interesse a farli demordere.
Da questo punto di vista anche un successo elettorale potrà aiutarlo, ma il problema vero è che in Italia, per passare dal dire al fare, bisogna attraversare un mare di ostacoli, anzi: un Oceano Atlantico!



