Un esordiente regista salernitano, Sydney Sibilia, una casa di produzione che è una garanzia, la Fandango, un cast giovane e piacevolmente entusiasta, un montaggio veloce, una fotografia un po’ americana, un tema di assoluta attualità, il tutto ambientato a Roma, tra il prestigioso ateneo più antico della capitale, La Sapienza, l’edificio severo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, fanno di questo film un vero divertimento….anche se per lo più si tratta di riso amaro.
Un gruppo di brillanti ricercatori ha smesso di sperare in una collocazione stabile nel mondo universitario della ricerca, e allora Pietro Zinni, un chimico capace che ha appena perso il rinnovo di un assegno di studio per proseguire i suoi esperimenti, a causa di bieche manovre politiche messe in atto dal suo ambiguo professore, incapace di rivelare alla sua compagna l’ennesimo fallimento dei loro programmi di vita, decide di ricercare i suoi ex colleghi professori. Confezioneranno insieme pasticche stupefacenti con una ricetta ancora non messa fuori legge dal Ministero della Salute e ne inonderanno le discoteche, guadagnando palate di soldi. I suoi colleghi sono due latinisti, attualmente benzinai presso un cingalese che li sfrutta, un lavapiatti in un ristorante cinese, un giocatore di poker fallito che vive presso un gruppo di Sinti circensi, un archeologo impiegato negli scavi delle fogne, un raffinato antropologo, conoscitore dei più diversi ambienti sociali, candidato a lavorare presso uno sfasciacarrozze. Il film è esilarante, un fuoco di fila di trovate, battute mai banali ed estremamente aderenti ad uno spostamento dei valori di riferimento del sistema culturale nel nostro paese. I due umanisti che parlano fra loro in lingua latina classica, il matematico che conta le carte del poker, e perde, l’archeologo che si fa tatuare un capitello sul collo, il chimico molecolare che perde la testa per una Escort russa e finisce per denunciare anche gli altri amici, il criminale vero, Il Murena, che si scopre essere un ingegnere navale grande progettista di sottomarini…..insomma una serie di personaggi ben costruiti e capaci, pur nella leggerezza della commedia, di rappresentare uno dei più gravi problemi che sta strangolando un’intera generazione di cervelli che le sciagurate politiche del nostro paese stanno disperdendo.
Bravi tutti, Edoardo Leo, che fa la parte del leone, ma anche Valerio Aprea, Pietro Sermonti, Neri Marcorè; un po’ più defilato il personaggio di Giulia, affidato a Valeria Solarino.
Qualche citazione piacevole, come la scena degli alunni a ripetizione da Pietro che non pagano, presa da Carlo Verdone in un indimenticabile scena di “Acqua e sapone” , rendono il film davvero riuscito, grazie anche alla regia intelligente e misurata, anche se, soprattutto nella seconda parte, c’è qualche calo di tensione.



