NEL-NOME-DI-CHI-CHIESA-VATICANO-ANTONIA-LISKOVAAncora pochi giorni e poi la “prima” romana martedì 18 febbraio alla Sala Umberto di via della Mercede per lo spettacolo “Nel nome di chi? Dentro i muri del Vaticano”, regia di Gabriele Guidi e Ennio Speranza, con l’attrice Antonia Liskova protagonista femminile. Lo spettacolo è il frutto di mesi di ricerche, studio e di un’attenta analisi sull’operato del direttivo del Vaticano degli ultimi decenni. Una trama forte e coraggiosa, con temi di stretta attualità come la pedofilia, lo Ior, i beni immobili della Chiesa. Insomma, un po’ l’altra faccia del Vaticano, senza però voler dimenticare i “ tanti piccoli grandi sacerdoti”, i missionari, che con passione e lealtà si dedicano ogni giorno alle tante comunità bisognose. Un messaggio importante e profondo per uno spettacolo che vuole invitare soprattutto a riflettere e che non ha paura di raccontare la verità. Come ci dice il regista Gabriele Guidi.

Com’è nata l’idea di questo spettacolo e soprattutto perché la scelta di un tema così delicato?

“ L’idea nasce dal fatto che accanto a temi classici o leggeri che ho prodotto in questi ultimi anni, mi piaceva molto continuare l’esperienza avuta con “ Chi ha paura muore ogni giorno” con Giuseppe Ayala, in cui si raccontano i momenti difficili, drammatici, ma anche entusiasmanti al fianco di Borsellino e Falcone. Il teatro civile, anche se non amo particolarmente questa definizione, ha la grande capacità di coinvolgere il pubblico in un momento di riflessione, come in questo spettacolo. La tematica, poi, mi affascinava particolarmente. Ho fatto tanti incontri e letto molte fonti su questi argomenti e mi sono appassionato”.

Mesi di studi e ricerche. La difficoltà più grande nel preparare lo spettacolo? Ha mai avuto paura che potesse essere un tema troppo “ scomodo”?

“ Le difficoltà maggiori sono quelle legate di riuscire ad avere un’adeguata circolazione di queste tematiche ed ottenere la visibilità che merita questo spettacolo. A volte non c’è grande coraggio sotto questo profilo, molto dipende da chi ci crede, dagli sforzi degli esercenti, dei teatri che investono sulla pièce, dagli organi di comunicazione. Sapevamo fin dall’inizio scegliendo questo argomento, che sarebbe stata una strada molto in salita. Sono contento che ci abbia creduto la Sala Umberto. Poi ci sono dall’altra parte i risultati che stiamo raccogliendo e questo ci ripaga degli sforzi e delle difficoltà nell’affrontare il tema. Ci tengo a dire che questo spettacolo è un grande spot per la parte sana della Chiesa, che c’è e bisogna metterlo in evidenza. Sono tanti i sacerdoti e gli uomini di fede che fanno sacrifici mostruosi, aiutano i fedeli e le comunità con lealtà e coraggio”.

Il complimento più bello che ha ricevuto finora sullo spettacolo?

“ Sono due. Un insieme di persone che mi hanno manifestato il loro apprezzamento dicendomi che lo spettacolo li ha fatti molto riflettere e poi l’altro non a me, ma ad Antonia a Potenza, al termine della rappresentazione. Due giovani, un ragazzo ed una ragazza, ci hanno ringraziato dicendo che quella sera avrebbero pensato molto su tutto ciò che avevano ascoltato e che uno spettacolo del genere dovrebbe girare il mondo per far conoscere meglio queste realtà. Beh, non potevano dirci cosa più bella”.

Unica vera protagonista femminile è lei, Antonia Liskova: cinema, televisione e teatro per la bravissima attrice interprete dello spettacolo, tra emozione ed entusiasmo  per il “ debutto” romano.

Cosa l’ha colpita subito del suo personaggio e l’ha spinta a scegliere questo spettacolo così forte e coraggioso?

“ Indubbiamente lo spettacolo affronta argomenti molto delicati, ma la spinta più grande che ho trovato è stata proprio la tematica, insieme all’entusiasmo di Gabriele. Salire su un palcoscenico, affrontare da credente quale sono dei temi così importanti  non è stato facile. Comprese tutte le paure che ho, c’è anche la responsabilità di cittadina al servizio del popolo, ma la determinazione e la forza di Gabriele mi hanno dato quella convinzione in più”.

Mi racconta il suo personaggio?

“ Nello spettacolo metto in scena una donna che si ritrova in un bellissimo ufficio dove lei ha chiesto udienza, perché ha delle cose da dire e soprattutto delle cose da domandare rispetto a certi episodi. Una donna che non mette in dubbio la propria fede, ma che sente l’esigenza profonda di affrontare degli argomenti “ scomodi” per riflettere e provare a fare chiarezza. Sono delle domande che ci facciamo un po’ tutti noi credenti alla fine, perché sono convinta che l’indifferenza di fronte ad argomenti come quelli affrontati nello spettacolo, sia una delle peggiori malattie di questo secolo. Sapere è l’obbligo di ogni cittadino e poi saper valutare. L’intento è far riflettere e non dare lezioni”.

Il fatto che la protagonista sia una donna non è un caso, ma una scelta mirata del regista.

“ Esattamente. Lo ha detto espressamente Gabriele che voleva una donna per lo spettacolo. Una scelta consapevole, perché gli uomini in questo senso non hanno la stessa sensibilità tipica dell’universo femminile”.

Lo chiedo anche a lei: il complimento più bello che ha ricevuto per questo spettacolo finora?

“ E’ stato “ Questo spettacolo è una bellissima pagina del teatro civile”. Già l’argomento non era facile, si rischiava di sbagliare e mi è sembrato il complimento più bello da ricevere. Mi ha emozionato”.

Redazione

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