In tempo di Soči e Olimpiadi sulla neve, vi è un’altra gara, molto più delicata, che in queste ultime concitate ore sta prendendo il via. No, non siamo tra i ghiacciai, i picchi imbiancati e le piste innevate della Russia meridionale, bensì sul sottile e flebile ghiaccio di casa nostra, su quella lastra sempre in bilico e pronta a creparsi da un momento all’altro, rappresentata dalla politica italiana: da ieri, infatti, è rimbalzata con sempre maggior impeto la possibilità di un cambio alla guida del governo del Belpaese. Renzi al posto di Letta, quindi? Una sorta di staffetta tra i due rappresentanti del Pd: il pacato, sibillino ed equilibrato, seppur ultimamente un po’ isolato, Letta e il rampante “rottamatore” che a suon di slogan, dichiarazioni sferzanti e decise ha guadagnato, in poco meno di 12 mesi, gli onori della cronaca. Dunque l’Italia, da sempre abituata alle staffette sportive, da quelle olimpiche, passando per i celebri dilemmi calcistici dei vari Mazzola-Rivera e Baggio-Del Piero, si ritrova, ora a dover fare i conti con un cambio al timone ben diverso e, soprattutto, di portata sicuramente più rilevante.
Giornata convulsa, iniziata con Letta che è salito al Quirinale prima della partenza di Napolitano atteso oggi e domani a Lisbona. L’incontro, secondo una nota di Palazzo Chigi, è servito a Letta per mettere al corrente il Colle delle «questioni urgenti di governo». Il premier, poi, ha annunciato il rilancio del patto di coalizione con un progetto che «convincerà tutti i partiti che sostengono il governo». Nel frattempo il leader del Pd, nell’incontro con i deputati dem sulla legge elettorale, conferma l’anticipo di una settimana, e dunque a dopodomani, della direzione del partito e ribadisce la lealtà del Pd al governo, ma pone una domanda: «Il governo, così com’è, aiuta o no le riforme?».
E così, si è giunti al faccia a faccia di stamani, verso le dodici in un vero e proprio mezzogiorno di fuoco, una “spaghetti western” – vista l’ora adiacente al pranzo – che per un’ora e mezza ha tenuto tutti i partiti e tutto il Governo con il fiato sospeso in una suspance che, però, per il momento, ha portato ad un nulla di fatto, lasciando spazio a dichiarazioni per nulla distensive e che, comunque, lasciano presagire colpi a sorpresa in questo caldo week end: chi sarà il primo a sfoderare la propria colt?
Punto e a capo dunque? Per ora si, ma domani…chissà: ‹‹È andata così, così. Se non è oggi succederà qualcosa domani›› si affretta a commentare Renzi, allontanandosi da palazzo Chigi; ‹‹Se il Pd vuole un passo indietro mi deve sfiduciare››, la risposta pronta del Premier, il quale non si da per vinto e tenta, così, spallata dopo spallata, di superare la difficile strettoia nella quale rischia di ritrovarsi sempre più solo.
In attesa di una decisione, intanto, iniziano ad affacciarsi addirittura le prime candidature e i primi nomi per un eventuale cambio di guida, non un semplice restyiling ma un’operazione politica ben più complessa. Via dunque al Totoministri di un eventuale Governo Renzi il quale potrebbe chiamare al suo capezzale il fondatore di Eataly, Maria Elena Boschi alle Riforme, Federica Mogherini o Roberta Pinotti alla Difesa – per quanto riguarda le nuove leve – confermando Alfano alla Vicepresidenza del Consiglio, inserendo Baricco alla Cultura, Boeri o Guerra all’Economia, Farinetti all’Agricoltura e, infine, Letta – si proprio Enrico – alla Farnesina.
Renzi, dunque, all’assalto, Letta, per ora, resiste: la sua linea Maginot, comunque, pare essere sempre più in bilico.



