apollo moneta soldodi Vincenzo Sfirro

Curiose a tale proposito sono le testimonianze di un autore greco vissuto proprio nel periodo e nella terra di cui si è appena parlato, Luciano di Samosata. Egli nacque, appunto, a Samosata, città della Siria che condivise quasi le stesse sorti di Gaza. Nell’opera ironicamente autobiografica “Il Sogno” lo scrittore racconta della propria iniziazione all’arte dello scrivere: nato da una famiglia povera, egli venne indirizzato all’arte della scultura presso la bottega dello zio, avrebbe avuto così un mestiere tra le mani e un futuro, se non roseo, almeno stabile dal punto di vista economico. Il giovane scultore però, incapace di svolgere un mestiere per cui non era portato, non faceva altro che procurare perdite economiche allo zio, rovinandogli i blocchi di marmo, che non sapeva e non riusciva a scolpire, imprimendogli una forma adeguata. Fu così che, dopo una lunga giornata di errori pagati a suon di percosse, impartitegli dal caro capo bottega, Luciano si addormentò ed ebbe un sogno: gli si presentarono due donne, una era l’Eloquenza e l’altra la Statuaria, ad offrirgli in dono le ricchezze di ciascuna delle due arti; allora il futuro scrittore scelse l’eloquenza e diede inizio alla propria carriera di uomo di lettere.

La statua di Apollo, probabilmente tanto vicina all’autore alessandrino sia dal punto di vista cronologico che geografico (almeno per quanto riguarda il suo ritrovamento, infatti, nulla toglie che la scultura bronzea, magari realizzata proprio ad Atene o un in un’altra città greca, in viaggio verso la Siria, come acquisto di un ignoto committente, fosse finita in mare a seguito di un naufragio presso le coste di Gaza) rappresenterebbe proprio quel compromesso che il cadetto scultore non riuscì a trovare: una raffigurazione statuaria della poesia; con una soluzione del genere, infatti, Luciano avrebbe potuto accettare l’invito di entrambe le divinità apparsegli in sogno.

Queste la storia e la letteratura su cui si innescano le riflessioni anche un po’ inverosimili della fantasia di chi scrive, il resto, con il rocambolesco ritrovamento del reperto, l’assurdo fatto della sua conservazione, il dito della mano di Apollo mozzato e portato in giro ad analizzare, casomai fosse oro, dal pescatore che lo aveva fortuitamente preso nelle reti, è storia nota, reperibile in qualsiasi articolo di giornale tratti l’evento.

Parlando di una “Storia Vera” come quella dell’Apollo di Gaza, che magari dopo gli accertamenti degli archeologi riserverà ancora molte altre sorprese, non si poteva tacere della vita, anch’essa un po’ avventurosa, dell’autore de “La Storia Vera”, opera parodica delle avventure di Ulisse e degli Argonauti.

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