I Sensi della poesia- senilità - Italo Svevodi Vincenzo Sfirro‏

– T’amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d’accordo di andare molto cauti -. Sono queste le prime parole che nel romanzo “Senilità” di Svevo, il protagonista dell’opera, Emilio Brentani, rivolge alla propria amata; sono sempre queste le parole che ritornano alla mente del lettore ogni qualvolta l’amante intraprende un’azione nei confronti della propria donna, Angiolina.

Il termine senilità, ancora troppo vicino, nella radice, al latino senex, senis e, magari, poco comprensibile, se tradotto in parole povere, significa vecchiaia: è, infatti, la malattia dell’animo che Svevo sta cercando di descrivere nella propria opera, quella di una persona non vecchia d’età, ma di spirito. Tale stato d’animo renderà Emilio, che prova pure delle sensazioni forti come l’amore per Angiolina o l’affetto per la sorella Amalia, incapace di mettere in atto un’azione concreta per salvare la propria storia d’amore o per rendere felice e assistere la propria sorella fino agli ultimi giorni di vita di lei.

Brentani è un’amante della calma e piatta quotidianità, infatti, paradossalmente, egli ritorna nella propria dimensione di benessere, quella con cui si è aperta il romanzo, solo quando, al termine di quest’ultimo, hanno fine gli eventi che hanno caratterizzato il filo narrativo della vicenda. È un uomo che subisce tutto ciò che gli accade intorno, sia esso bene o male, cercando di opporvisi solo con la propria razionalità e capacità di ragionamento. Del resto, se c’è una cosa che Emilio sa fare molto bene, è quella di elaborare qualunque cosa, sia essa un avvenimento o un sentimento, all’interno della propria mente fino a trovarvi non tanto una spiegazione, ma un punto morto, quello in cui tutto si ferma, persino i propri ragionamenti, ormai aggrovigliatisi tanto, da lasciare spazio solo al nulla. Brentani non si concederà mai pienamente a una passione o a un’ attività, infatti, imposterà persino la propria storia d’amore in modo tale che questa possa finire da un momento all’altro, come si evince, appunto, dall’esordio dell’opera.

Più che a una forma di inettitudine o di incapacità di vivere, se vista in funzione evolutiva, come poi la vedeva lo stesso Svevo, influenzato sia dalle ultime scoperte in campo psicologico che in campo genetico, il modo di vivere di Emilio potrebbe essere considerato come un meccanismo di autodifesa, prodotto dalla persona umana per adattarsi e avere la meglio nel processo di selezione genetica: io non mi affeziono e non mi lascio coinvolgere attivamente da nessuna cosa, neppure nell’amore, in modo tale che, qualora l’attività in cui mi sono cimentato non dovesse finire bene,

non ne ricevo alcuna delusione, non sto male e non ho bisogno di tempo per tornare nuovamente a condurre la mia vita normale. Sembra proprio questo l’insegnamento che Emilio Brentani vorrebbe dare al lettore.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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