Il nano di satanadi Coppola Francesco

Pasquale Maffeo ha scritto un libro, un gran bel libro, dal titolo Il nano di satana. Protagonista della storia è Camillo Perrone, che da piccolo venditore di fiori in una Napoli contemporanea, per una serie di circostanze fortuite, diventa socio di un boss della camorra al 50%. Nel corso della storia, poi, il protagonistanon si fa mancare nulla, compresa un’incarcerazione con annesso processo tenuto da un giudice amante di Napoleone Bonaparte.

L’autore di questo libro simpatico e provocatorio, armato di penna leggera, descrive, nella prima parte, le avventure di un criminale per caso, che inizialmente controvoglia si ritrova immischiato in faccende più grandi di lui, costretto a pagare percentuali sui suoi guadagni dopo un invito a cena da parte del boss di quartiere. Successivamente Perrone passa da una concezione passiva del suo rapporto con la Mala a una attiva, sfruttando la protezione della camorra per avvantaggiarsi negli affari. La sua carriera criminale inizia così, come trasportata dagli eventi.
Attraverso questo cambio di prospettiva del protagonista, Maffeo sembra quasi suggerire la facilità con cui si può oltrepassare il filo della legalità, instillando nel lettore il dubbio del confine labile che separa una scelta dal suo opposto, del mutamento da vittima a carnefice cui tutti potremmo essere soggetti.
Nella seconda parte del libro invece c’è un cambio di topic: il protagonista viene arrestato e scopre che il giudice che lo dovrà giudicare è un appassionato studioso di Napoleone. Inizierà allora a interessarsialla vita dell’imperatore francese osservando tante analogie con la sua situazione. Si convincerà addirittura che il comportamento di un condottiero in guerra non è poi così diverso da quello di un criminale, almeno nella volontà di depredare tutte le ricchezze che gli si parano dinanzi lungo la propria vita.
Ovviamente in questo tipo di paragone non credo c’è la volontà, da parte dell’autore, di giustificare i fenomeni mafiosi, semmai quella di far riflettere sui crimini che ogni giorno vengono commessi legalmente dai nostri governanti. In questo senso il libro di Maffeo se inizialmente mostra i limiti sfumati tra un’azione e il suo opposto, in seguito mette in luce altre gradazioni, quelle tra stato e anti-stato, dove la vittima è però sempre la stessa: la povera gente.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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