Val di Fiemme - Johan Olsson alla conquista del vello d’oro come GiasoneLAGO di TESERO – C’era la neve candida, invece del vasto azzurro mare. E due sci sottili al posto della nave Argo. Ma oggi Johan Olsson andava alla conquista del vello d’oro come Giasone. La Val di Fiemme era la sua Colchide.
La sua è un’impresa che ha avuto lo splendore della temerarietà, che ha introdotto una possibilità nuova nell’orizzonte delle gare “mass-start”, appiattito ormai sulla volata. Sulla 50 km, infatti, Giorgio Di Centa aveva vinto allo sprint l’oro ai Giochi di Torino 2006 e Northug si era imposto in volata a quelli di Vancouver 2010, bruciando Teichmann e proprio Olsson, favorito anche quella volta da una caduta di Cologna.
La caduta di Cologna, dopo 18 km, infatti, è stata la chiave che ha aperto la strada a Olsson. I russi, lanciati come lupi all’inseguimento, quando Cologna veniva riassorbito, rallentavano e Olsson schizzava avanti. Solo. Non aveva l’aiuto degli Argonauti, né della maga Medea. Lo sosteneva soltanto il cuore.
Non era nuovo all’azzardo audace. Olsson aveva tentato il prodigioso assolo anche nell’inseguimento sui 30 km di Vancouver, ma nel finale era stato raggiunto e bruciato da Hellner e Angerer, finendo terzo. In quei Giochi aveva conquistato anche l’oro, ma solo con la squadra, nella 4×10 km. Ora era solo nell’avventura. Davanti a lui aveva 32 chilometri ardui e, dietro, 40 lupi temibili. Eppure accettava la sfida senza tremare.
La sua azione era elegante, ritmata. Olsson non forzava. Conservava l’euritmia del gesto, anche quando, alle sue spalle, si scatenava la caccia furente. Dai bordi della pista lo sospingeva l’urlo affettuoso della moglie Anna, olimpionica di Torino nella sprint di squadra. Fiero, dalla tribuna d’onore, lo seguiva anche il suo re, Carlo XVI Gustavo di Svezia. Olsson volava rapido, senza tremare mai.
Mentre scompariva tra gli abeti rossi ci ricordavamo della fuga di Gustav Vasa, braccato dalle milizie danesi. Una vecchia storia di sci e di coraggio del 1520, che ha dato un nuovo re alla Svezia e l’indipendenza e che ha fatto nascere la mitica Vasaloppet. Olsson inseguendo tracce reali, raggiungeva la Colchide. E la sua medaglia d’oro splendeva come il sole.
Claudio Gregori

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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