affari tuoi pacco  di Vincenzo Sfirro

I riferimenti alla politica, a questo punto del discorso, sarebbero troppo semplici; meglio evitarli, soprattutto in un periodo delicato come quello dell’attuale campagna elettorale, in cui persino un comico satirico come Crozza è stato scambiato per un politico: probabilmente a causa della calvizie simile a quella che avrebbe avuto un’imminente personaggio politico, se solo avesse adottato, come Solone od Orazio, la filosofia della sobrietà.

Sicuramente è meglio e, sopratutto, meno rischioso, rapportarsi alla sfera dei programmi preserata, che rispecchiano, spesso, un gusto poco raffinato e, a volte, tutt’altro che sobrio. Il programma cui si fa riferimento è una sorta di gioco che funziona in questo modo: ci sono 20 concorrenti, uno per ogni regione d’Italia, a ciascuno dei quali è assegnato un pacco chiuso e sigillato. Di volta in volta viene sorteggiata una regione/giocatore che porta con sé il proprio pacco e comincia a chiamare, uno per volta, i concorrenti delle regioni rimanenti. Ogni persona, non appena viene nominata, rompe sigillo che chiude il proprio pacco e mostra il contenuto della scatola di cartone affidatale: se essa conteneva un premio di poco valore, tutto lo studio compie salti di gioia (perché il contenuto dei pacchi aperti viene man mano sottratto dalle possibilità di vincita del giocatore), in caso contrario cade lo sconforto e la desolazione su tutto il pubblico, che partecipa appassionatamente alle sorti del concorrente. Lo scopo del giocatore è quello di riuscire a vincere, nonostante gli ostacoli e le offerte alquanto allettanti, propostegli nel corso del gioco da un losco  e anonimo figuro, il pacco contenente la vincita maggiore: ben 500.000 euro. Sembra, però, che la bravura dei presentatori al ternatisi, di anno in anno alla conduzione di questo programma, consista nel possedere due peculiari caratteristiche: una consiste nel sapersi fare bene gli affari privati del concorrente/giocatore di turno, benché il titolo della trasmissione prometta ben altra cosa; l’altra è quella di saper manipolare la realtà dei fatti, tanto da far sembrare misera, al giocatore, al pubblico e, spesso, anche ai telespettatori persino una vincita di ben 20.000, 50.000, 80.000 o persino 100.000 e 200.000 euro. È vero, si tratta di cifre più piccole rispetto alla massima vincita possibile, o comunque cifre di poco riguardo per chi, come quelli che fanno il mestiere di presentatore in tv, guadagna la stessa somma in un mese soltanto di lavoro. Differente e, sicuramente, più intelligente sarebbe, per i presentatori, rapportarsi, invece, alla vita della maggior parte dei telespettatori, per i quali la somma di 20.000 euro, vinta in una sola serata di gioco, corrisponde al reddito di un intero anno di lavoro; una quota del genere (sempre in caso di vittoria), infatti, seppur misera rispetto alla massima vincita possibile, consente, alla maggior parte degli italiani di condurre una vita lontana sia dagli eccessi della ricchezza che dai mali della miseria.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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