Solone, poeta lirico greco, venne spesso annoverato dalla critica successiva, come uno dei sette sapienti, spesso citato più per la sua attività politica, legata alla stesura del codice di legislazione ateniese, che per la sua attività poetica. Al di là del corpus delle leggi, le idee che guidarono la vita pubblica e privata di questo sapiente, sono pienamente rintracciabili nelle sue testimonianze poetiche che, per fortuna, sono giunte fino ai giorni nostri.
Uno dei valori cui Solone aderì, queste almeno le testimonianze, fu quello della sobrietà dei costumi: del resto, la vera felicità non consisteva, secondo il poeta, nel possedere tante ricchezze, ma nel possedere il giusto e, soprattutto, nell’averlo guadagnato rettamente; si legge così, infatti, in uno dei suoi componimenti (13 West, vv. 7-8): “desidero certamente possedere ricchezze, tuttavia non voglio ottenerle ingiustamente?. Si tratta di un vero e proprio invito alla sobrietà dei costumi, più che degli averi. Più preciso, per quanto riguarda la quantità dei guadagni, è invece Orazio, che raccomanda al suo Licinio (destinatario del carme II, 10) una giusta, anzi dorata, via di mezzo lontana sia dalle miserie di una casa fatiscente sia dalle invidie che potrebbe attirare un bel palazzo. Del resto, anche il poeta latino, stando a quanto possiamo tutt’ora leggere nelle sue lettere, adottò e perseguì un ideale di vita sobrio e lontano dagli eccessi. Infatti, alle continue richieste di Mecenate, suo principale committente, che lo invitava a partecipare più attivamente alla vita politica romana, Orazio rispondeva che preferiva godersi la tranquillità della sua villa di campagna, lontana sia dal trambusto che dagli eccessi della città. Siamo ben lontani dalle tendenze attuali.



