
Prima ancora che diventi un romanzo di avventura, “Tales of Fantàsia” è un romanzo su ciò che resta dopo una perdita. Ray ha nove anni quando l’aereo su cui viaggia con i genitori attraversa un portale e si schianta su un’isola fluttuante. Suo padre muore nell’impatto, di sua madre non trova traccia sulla spiaggia. Luca Magnaghi potrebbe usare questo trauma come semplice motore narrativo e andare avanti. Invece lo lascia respirare nelle pieghe del testo, nei momenti in cui Ray non riesce a ricordare com’era la sua camera, nel nome di un cugino che torna a galla quasi per caso in una conversazione a cena. Il mondo di Fantàsia è inventato con generosità: isole che fluttuano nel cielo, quattro universi con mondi distinti, creature come i Grol e i Piroxi, una città futuristica chiamata Wonder City dove le autovolanti sfrecciano senza toccare terra. C’è una gioia costruttiva in tutto questo, quella di chi ha passato anni a immaginare ogni dettaglio prima di metterlo su carta. E si sente, nel senso migliore. La frase che Adam rivolge al figlio prima dello schianto – “qualunque cosa accada, io e tua madre saremo sempre con te, fai le scelte giuste” – ritorna, implicitamente, in ogni decisione che Ray prende nel corso del romanzo. Non è una coincidenza, è struttura. “Tales of Fantàsia” è un esordio scritto da qualcuno che sa perché sta raccontando questa storia, e non è una qualità scontata.


