la-migliore-offerta di Elisabetta Bolondi

Un film italiano che italiano non sembra, girato in inglese, senza attori italiani. Un film diverso da quelli precedenti di Tornatore, che si affida alla grande interpretazione di Geoffrey Rush, l’incantevole logopedista del celebrato “Il discorso del re” della scorsa stagione, e ad un trasformato Donald Sutherland, reso quasi irriconoscibile rispetto all’immagine che ricordiamo  del Casanova di Fellini. Molte citazioni del film di Martin Scorsese  “Hugo Cabret”, dall’androide meccanico alla passione per meccanismi e ruote dentate di orologi meccanici, ma soprattutto grande amore per l’arte, in modo peculiare  il gusto per il ritratto

: infatti il protagonista della intrigante storia che il film racconta è un battitore d’asta di fama internazionale che insegue ossessivamente i più celebri ritratti di donna della pittura di tutti i tempi…..Si tratta di un uomo ormai anziano, freddo e metodico, ricco e potente, misogino e incapace di rapporti umani: l’unico amore della sua vita sono le donne ritratte nei  quadri preziosissimi che raccoglie in una stanza segreta dove si ritira, circondato dalla bellezza assoluta dei sorrisi freddi che provengono dalle tele appese al muro e di cui solo lui può godere, seduto in poltrona Frau di pelle candida.  Una simile esistenza viene interrotta da una voce femminile che lo incarica di vendere il patrimonio di una villa in dismissione; la donna, Claire, non si mostra e dopo una serie di schermaglie telefoniche  accetta di vedere l’antiquario solo dietro una parte dove si è rifugiata; Claire ha ventisette anni e da dodici non esce di casa, malata di agorafobia, autosegregata in quella reggia dove, mano a mano, accoglierà Virgil, che si sta ossessivamente innamorando di lei. Lo svolgimento della storia, che nella parte finale si trasforma in un noir, non va raccontata per non togliere allo spettatore la sorpresa; il nodo centrale che Tornatore sembra volerci dire  è che tutta la vita è una finzione, una simulazione della verità. Non esistono amore, amicizia, competenza professionale, fedeltà…..Virgil, nel momento in cui abbassa la guardia e si innamora per la prima volta nella sua vita non capisce di essere caduto in una trappola, nella più grande mistificazione perpetrata ai suoi danni da tutti coloro ai quali aveva concesso la sua fiducia.. Il vero e il falso nell’arte, di cui lui si ritiene un esperto impagabile, gli si ritorcono contro. La vita del dandy, la vita come opera d’arte, svela il suo volto orribile: Virgil verrà derubato di tutto ciò che ha costruito, restando solo con un androide meccanico e con una vecchia nana che ripete come un robot numeri su numeri, una demente che in realtà ha compreso ogni cosa. Il film è girato con grande stile e trasuda eleganza formale: dagli splendidi interni della casa dove l’antiquario si rifugia ( impagabile l’armadio con le sue numerose paia di guanti, oggetto simbolico che consente a chi li indossa di non contaminarsi) , ai ristoranti esclusivi, alle sale d’asta….Musica di Ennio Morricone appropriata e mai prevaricante, ottima interpretazione di tutti gli attori, su cui Geoffrey Rush spicca per l’intensità dei primi piani, la capacità espressiva, la forte tenuta scenica, soprattutto nei momenti di intenso dolore che occupano tutta la seconda parte del film.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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