A partire dal 2012 la Spagna ha perso circa 850.500 posti di lavoro, il tasso di disoccupazione è salito oltre il 26 % e l’anno si chiude vertiginosamente con 5.965.400 disoccupati. A renderlo noto l’Ufficio Nazionale di Statistiche Ine. La disoccupazione in Spagna è la seconda dell’eurozona dopo la Grecia.
La piaga del mercato spagnolo si fa sempre più evidente anche attraverso i dati che mostrano il calo della popolazione attiva, che scende a 176.000, e l’emigrazione. L’immagine è quella di un mercato del lavoro la cui situazione è stata aggravata a causa dei tagli a partire dal 2011 e che si prepara ora al sesto anno di declino. Secondo le analisi, perdono lavoro circa 3.000 persone al giorno: il 2012 è l’anno peggiore dopo il 2009. Ad aumentare è solo il numero di occupati nel settore agricolo, con un tasso di oltre 63.700. Al contrario, il tasso di occupazione, si riduce nei servizi (305.600) nella costruzione (62.900 meno) e nell’industria (58.500). Inoltre, sono in crescita i lavoratori a tempo parziale, la cui percentuale sale al 15,33% del totale. Assistiamo al rovescio della medaglia per cui, il tasso di quelli a tempo pieno, arriva a 473.400. Un ultimo aspetto da evidenziare è l’aumento degli autonomi che crescono di 53.300 in tutto il 2012.



