di Chiara Cristina Lattanzio

A seguito del  decreto legge ‘Salva-Ilva’, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 282 del 03/12/2012, la Procura della Repubblica di Taranto ha emesso, oggi, un provvedimento con il quale l’Ilva torna in possesso degli impianti sequestrati il 26 luglio per disastro ambientale, al fine di salvaguardare l’occupazione e la produzione.
Tonia Marsella, una mamma di Taranto, scrive al Presidente Napolitano: “Venga qui, venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro (e non solo), li guardi negli occhi e sostenga il loro sguardo, se ci riesce, gli spieghi perché’ lo Stato ha preferito dare loro in pasto al mostro, quel mostro che ha distrutto il nostro mare, violentato la nostra terra, insozzato il nostro cielo […] Dica alle mamme che la malattia e la morte del loro figlio è necessaria, altrimenti cala il Pil” e si chiede come “credere ancora nello Stato Italiano? Come credere nella politica e in chi dovrebbe difendere e promuovere il bene comune …e invece ci ha rubato anche il diritto alla vita? cos’hanno di diverso i bambini di Genova rispetto ai nostri. Perché in quello stabilimento l’area a caldo è stata chiusa, in quanto considerata incompatibile con la città, e la produzione spostata a Taranto? Credevo che Lei avrebbe scelto la vita e non la morte. E invece ha firmato la nostra condanna. […] C’è un’ordinanza del sindaco che vieta il pascolo entro un raggio di non meno di 20 km. attorno all’area industriale, ma in quei 20 km. noi ci viviamo. Vivono i nostri bambini. Le pecore e le capre sono state uccise. Ora lo Stato uccide anche noi, per decreto”.

L’Ilva emette nell’aria polveri, diossido di azoto, anidride solforosa, acido cloridrico, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, benzo(a)pirene, policlorodibenzodiossine (abbreviato in diossine) e policlorodibenzofurani, cromo III (cromo trivalente), monossido di carbobio, biossido di carbonio, composti organici volatili non metanici, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, arsenico, cadmio, cromo, rame, mercurio, nichel, piombo, zinco, diossine, benzene, cloro e composti organici, fluoro e composti organici, acido solfidrico, vanadio, tallio, berillio, cobalto, policlorobifenili (PCB) e naftalene.

Siamo ad un bivio. Gli operai Ilva combattono per lavorare. I cittadini combattono perché l’Ilva non continui ad inquinare l’aria che respirano.
Come scegliere tra il lavoro dei circa 15.000 dipendenti e la vita?
Forse la colpa è di chi ha costruito case a ridosso dello stabilimento?
Forse è di chi non ha saputo guardare al futuro con onestà?

 

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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