di Angela Foggia

Giornata memorabile oggi in Palestina dove una manifestazione auspica l’annessione del Paese all’organizzazione internazionale dell’Onu. Almeno 130 Stati su 193 sarebbero favorevoli a tale causa promuovendo la Palestina a “osservatore permanente” come per lo Stato del Vaticano. Ma è cosa quasi certa poiché Usa ed Israele continuano ad appellarsi al presidente palestinese Mahmoud Abbas affinché questi rinunci, almeno momentaneamente, al riconoscimento che è visto come un modo di “scavalcare il processo di Pace” e che ostacola il raggiungimento di un accordo duraturo. Ciò però non chiarisce come il riconoscimento della Palestina possa essere un atto lesivo per Israele la quale ha minacciato “misure punitive” giustificando tale scelta come atto a favore della “conservazione della pace”. Come può risultare nociva una richiesta democratica ad un’organizzazione che da sempre ha assunto un ruolo pregnante nella questione Israelo-Palestinese? Sessant’anni fa l’Onu riconobbe lo stato israeliano, perché non fare lo stesso oggi con la Palestina? Com’è possibile parlare di pace se non si riconosce eguale dignità ad entrambi? Queste le domande, poco chiare le risposte. Secondo alcune fonti interne, il primo ministro israeliano avrebbe intenzione di annettere illegalmente il West Bank per far si che la maggior parte degli insediamenti resti sotto l’egida di Israele. Di fronte alle minacce di Usa e Israele, l’alto funzionario Shtayyeh dichiara “Ci è stato chiesto di scegliere tra il pane e la libertà. La nostra scelta è: entrambe le cose. Naturalmente abbiamo bisogno di pane, ma abbiamo bisogno anche di libertà”.

Nonostante il sì di Parigi, il sì di Berna, il possibilismo britannico e il prossimo si dell’Italia, la situazione risulta essere ancora in una condizione di stasi.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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