di Rossella Bonassisa

Il 2012 è un anno importante per la battaglia contro l’amianto e le patologie ad esso correlate. Non soltanto per la ricorrenza del ventennale dall’entrata in vigore della legge n. 257 del 1992, con la quale anche l’Italia decideva la messa al bando della produzione e del commercio di amianto, ma soprattutto perché, il 13 febbraio di quest’anno, il tribunale di Torino pronunciava la sentenza di primo grado nel monumentale processo Eternit, dando ragione all’inchiesta del procuratore Raffaele Guariniello e riportando prepotentemente all’attenzione internazionale un problema che, anche per interessi di parte, si cerca di tenere nascosto. Appare giusto quindi, in questo 2012, indire a Venezia la II Conferenza governativa nazionale sull’amianto, tredici anni dopo la prima, svoltasi a Roma nel 1999. Inutile dire che questa latenza non è certo una medaglia per la politica italiana, anzi, inoltre auguriamoci che la terza, così come ipotizzabile da quanto finora accaduto, non vada in scena nel 2025, quando il numero di malati di mesotelioma (conseguenza dell’esposizione all’amianto) potrebbe essere considerevolmente aumentato.
Il ministro della Salute Renato Balduzzi non poteva mancare all’apertura della Conferenza sottolineando anche i motivi per i quali il governo ha indicato Venezia come sede: «Uno dei territori-simbolo della difficile, ma non impossibile, compatibilità tra salute, ambiente e sviluppo».
L’amianto, o asbesto è apparso come soluzione quasi «miracolistica» a molte delle esigenze poste dal tumultuoso sviluppo economico, industriale ed edilizio (in ragione della sua assenza di infiammabilità, della resistenza elettrica e chimica, per non parlare di filabilità, flessibilità e fono assorbenza), si è rivelato progressivamente come una delle minacce più serie alla sostenibilità ambientale e alla salute. Balduzzi ha tracciato una premessa storica al problema, sottolineando come proprio le fibre di asbesto tendono a separarsi in fibre estremamente sottili, dotate della capacità di penetrare soprattutto, ma non solo, nelle vie respiratorie, provocando patologie differenti (tra le quali l’asbestosi, le patologie pleuriche fino al mesotelioma, e forme interessanti l’ovaio e altre sierose), tutte caratterizzate da un lungo intervallo di latenza tra l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia, intervallo che è in genere di decenni.
Negli anni Settanta, all’apice della fortuna dell’amianto in Europa e negli Stati Uniti, se ne estraevano annualmente cinque milioni di tonnellate, oggi, dopo le inequivocabili conferme scientifiche sulla sua nocività, nel mondo se ne estraggono oltre due milioni di tonnellate. L’asbesto rende soldi e quindi lo si vende senza curarsi delle conseguenze laddove gli interessi e l’ignoranza ancora lo ammettono. Le principali vittime di questo minerale sono i lavoratori esposti nella produzione di materiali e nella gestione dei rifiuti che lo contengono. Quindi anche quei Paesi che lo producono esportandolo, dovrebbero fare i conti con la salute di chi lo lavora, dei loro familiari e dell’ambiente.
Il ministro Balduzzi ha intenzione di proporre al presidente del Consiglio l’adozione di un Piano nazionale sull’amianto, nel mese di gennaio, affinché possa ridursi la pericolosità dell’asbesto dovuta alla sterminata serie di prodotti ancora in circolazione che lo contengono in quantità variabile e che lentamente vengono smaltiti in aree appositamente predisposte.

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Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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